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EXILS Regia: Tony Gatlif
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| Exils.
Esuli. Come Zano e Naima, amici, complici, amanti , che decidono di andare
a piedi in Algeria per fare il viaggio inverso dei propri genitori che
(loro sì veri esuli) hanno dovuto abbandonare la loro terra per
trasferirsi in Francia. Un viaggio a ritroso alla ricerca delle proprie
radici, della propria libertà, delle proprie identità.
Dalla Francia, attraverso la Spagna fino all''Algeria. Zano e Naima sono
francesi ma un'irrefrenabile pulsione per la vita li spinge a tornare
da dove sono venuti. Il senso di (non)appartenenza li costringe al viaggio.
In realtà sono apolidi. Il loro status francese non gli si confa.
Parlano francese ma vivono da cosmopoliti. Naima ha i tratti somatici
arabi ma non parla arabo. In realtà il mondo che la circonda la
attrae e la respinge. Si sente ovunque una straniera. Le cicatrici che
ha sul corpo nascondono segreti indicibili che disvelano la sua storia.
Il cielo, la terra, il sole, il mare. E la musica. La musica è la
loro unica religione. Zano suonava il violino come il nonno ma ora ha
deciso di smettere e l'ha sepolto tra i mattoni di un muro. Vivono di
musica. La musica scandisce la loro vita attimo per attimo. Il viaggio,
l'amore, i contrasti, le emozioni, tutto si muove secondo le note musicali
siano esse techno, hiphop, tzigane, africane, gitane. Luoghi, profumi,
suoni si avvicendano come personaggi in carne ed ossa. Incontro-scontro
con mondi contradditori e diversi. Alla ricerca di se stessi. Della propria
natura. Della propria essenza. Tanto di cappello alla regia (e si può pure essere d'accordo con l'assegnazione della Palma d'oro) ma sinceramente al di là di questo c'è davvero poco tanto più che Gatlif ha fatto di meglio. Basti pensare a Vengo o a Gadjo Dilo. Qui la musica (peraltro composta interamente dallo stesso regista) la fa sempre da padrona ma Gatlif tende troppo a compiacersi e a compiacere con strizzatine d'occhio e forzature irritanti (il solito viaggio di iniziazione, il pianto a dirotto di fronte alle foto di famiglia, il ballo-trance finale). Pericolo di deja vu all'orizzonte. Immagini vere, intenzioni fasulle. E poi Romain Duris con barba incolta e moine da zingaro non convince mai, incapace di scrollarsi di dosso quell'insopportabile aria da viziatello borghese parigino figlio di papà. E non si salva neppure la Azabal, perfetta musa araba in Loin, qui insostenibile ossessa che piange da copione e recita a soggetto. Provaci ancora Tony. Marco Catola |
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