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FANGO Titolo originale:
Camur
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| Cipro
in un periodo non definito, ma sicuramente prima dell'abolizione del confine
tra la parte greca e quella turca. Ali è incapace di parlare, la
sua vecchia casa si trova nella parte greca di Cipro e lui, turco, non può
farvi ritorno se non attraverso una statua, che lo raffigura ironicamente
nell'atto di cantare, nell'ambito di una iniziativa di pace. Ali sta terminando
il servizio di leva e nessuno dei medici intervenuti dopo i suoi numerosi
malori è riuscito a trovare una spiegazione al suo mutismo, la sua
malattia è misteriosa e per lui l'unica speranza è affidarsi
al "fango medicamentoso" del lago salato, proprio a due passi
dal suo posto di guardia. Dal fango compare una statua della dea Cibele,
la dea della fertilità e, nel ricco simbolismo che caratterizza il
film, il fango e la fertilità rappresentano contemporaneamente il
bene e il male, possono portare guarigione e abbondanza, ma anche morte
e distruzione. Il fango rappresenta anche una forma di potere, un potere
che tutti i personaggi cercano e di cui hanno fortemente bisogno, anche
se per motivazioni totalmente diverse, Ali vuole guarire dalla sua malattia,
Temel trovare il coraggio di visitare il luogo dove ha sepolto i corpi dei
greci uccisi per rappresaglia, Halil invece desidera il denaro che può
arrivargli dalla vendita delle statue sepolte sotto il fango. L'unico personaggio
escluso da questa follia è Aisha, la sorella di Ali la quale, forse
proprio per questo, sopravvive e realizza il suo desiderio di maternità. Nonostante l'idea di partenza, veramente interessante, sul quale si basa l'opera del regista cipriota Dervis Zaim, il film approda però ad un risultato piuttosto deludente, in parte per l'eccessivo simbolismo e in parte per la caduta libera, accentuata nel finale, della sceneggiatura alla quale si accompagna la progressiva perdita dell'aspetto ironico che ha rappresentato per tre quarti della pellicola una piacevole via di fuga. Anna Lai
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