FAUST

Regia: Aleksandr Sokurov
Sceneggiatura: Juri Arabov, Aleksandr Sokurov, Marina Koreneva, dalla tragedia Faust di Johann Wolfgang von Goethe
Cast: Johannes Zeiler, Anton Adasinskiy, Isolda Dychauk, Georg Friedrich, Hanna Schygulla, Antje Lewald, Florian Bruckner, Maxim Mehmet, Sigurdur Skulasson
Fotografia: Bruno Delbonnel
Montaggio: Jorg Hauschild
Scenografia: Elena Zhukova
Musica: Audrey Sigle
Distribuzione: Archibald Film
Origine: Russia, 2011
Durata: 134’

Data di uscita: 28 ottobre 2011
Numero di sale: 7



Doktor Faust, medico, patologo e studioso onnivoro di ogni campo dello scibile umano. Doktor Faust, innamorato di una donna alla quale ha ucciso, senza colpa, il giovane fratello. Doktor Faust, tentato e vinto dalla seduzione lasciva di un uomo misterioso dall’aspetto ripugnante per vincere il cuore della persona amata.
Il mito del dottor Faust, già portato in auge dai lavori di Mann e Goethe, ritorna in questa rivisitazione di Sokurov intesa a completare la sua personale “tetralogia del potere”. Dopo Adolf Hitler (in Moloch, 1999), Lenin (in Taurus, 2001) e l’imperatore Hirohito (in The Sun, 2005), il regista si cimenta in un film molto ambizioso, voluto fortemente dallo stesso Vladimir Putin come bandiera artistica del pensiero russo moderno. Girato in un bizzarro 4:3 con angoli smussati (curioso, anche Wuthering Heights di Andrea Arnold, presentato anch'esso in concorso al festival di Venezia 2011, utilizza lo stesso stile), Faust colpisce innanzitutto per l’aspetto visivo: il diciannovesimo secolo immaginato da Sokurov è reso attraverso una colorazione a metà tra il grigio e il verde, ammantando ogni cosa su cui si poggia la camera di un sapore antico. Le scenografie, altro punto molto forte dell’opera, sono curate oltre ogni possibilità. Sembra quasi (ma ci vorrebbe più di una visione per poterlo affermare con certezza) che la scala in cui vengono riprodotte le strade e gli edifici sia leggermente più piccola del reale, come se ci fosse un tentativo di mettere in risalto la figura umana rispetto allo sfondo. Altro particolare piuttosto bizzarro nella tecnica utilizzata da Sokurov consiste in alcune, sporadiche, inquadrature: oltre a tenere la camera obliqua rispetto al personaggio, viene applicata una certa, quasi impercettibile, alterazione delle sue proporzioni in modo da allungare (o snellire, se si preferisce) la figura umana. Un insieme di soluzioni particolari e degne di nota quindi, affiancato da una mole torrenziale di dialogo spesso offerto in forma molto vicina al verso, rendendo questa versione del Faust molto più vicina al lavoro di Goethe che non a quello di Mann. La recitazione e il senso dello spazio è tipicamente teatrale: anche negli spazi aperti, dove non sembra ci siano confini di sorta, gruppi distinti di persone dialogano vicinissimi tra loro dando l’impressione di non potersi sentire a vicenda, in un gioco incrociato di battute ampolloso e affascinante. Detto tutto quello che si poteva dire di positivo sull’impostazione dell’opera rimane netta però la sensazione che tutto questo sia e rimanga un gioco intellettuale ad altissimo livello, un esercizio di stile curato, riuscitissimo, ma poco altro. A Venezia, dove ha vinto a sorpresa il Leone d'oro, si parlava (a ragione) di capolavoro espressivo (o azzardiamo espressionista), ma già da subito risultava pressoché impossibile una sua fruizione su larga scala (ed infatti la coraggiosissima Archibald Film lo distribuisce in meno di 10 sale).

 

Francesco Alinovi