E morì con un felafel in mano

Regia:Richard Lowenstein
Interpreti:
Noah Taylor

Quasi trent’anni, nevrotico ossessivo, giunto alla sua 47° e alquanto improbabile convivenza con amici, continua a peregrinare da un tetto all’altro e dopo sei mesi non riesce ancora a capire perché la sua ragazza lo ha lasciato. Per salvarsi infine, decide di sfidare ogni scetticismo e diventare scrittore. Questo in poche parole è il ritratto di Danny, il protagonista di "E morì con un Felafel in mano", il film scritto e diretto da Richard Lowenstein (autore di Dogs in Space, oltre che numerosi videoclip degli INXS) e interpretato egregiamente da Noah Taylor, giovane attore australiano già apprezzato nel recente Almost famous e nel pluripremiato Shine. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di John Birmingham, è prodotto e distribuito da Fandango, la casa di produzione di Domenico Procacci che ha iniziato la collaborazione con il cinema australiano nel 1995 producendo il lungometraggio di Rolf, Bad Boy Bubby, e che si è più recentemente imposto all’attenzione del grande pubblico grazie a produzioni azzeccatissime come i film di Ligabue e Muccino.In questo film, Danny, il protagonista emotivamente ritardato, perennemente angosciato, alle prese con un blocco creativo e un triangolo amoroso, è il fulcro intorno a cui ruota la storia, ma a fatica riusciamo a individuarlo, cercando disperatamente di districarci tra oggetti particolari, colori accecanti, personaggi curiosi, stranezze inspiegabili, legami slegati, parole non dette e rapporti abbozzati.Un peccato davvero, perché se l’idea originaria era buona (la necessità, per diventare scrittore, di passare attraverso dilemmi esistenziali che si rispecchiano nei diversi ambienti sociali descritti), il regista non sempre riesce a tenere insieme le mille trame della storia, e paga lo scotto di aver tratto la sceneggiatura da un romanzo poco strutturato e molto complesso. Lo stesso Lowenstein ha dichiarato: "Il libro era in cima alle classifiche, ma non aveva né molta struttura né molta storia… In mezzo una variegata serie di personaggi eccentrici e di aneddoti raccontati da John Birmingham, la sfida stava nel trovare un filo conduttore… uno dei problemi è stato gestire la gran quantità di materiale narrativo e trovare una figura centrale su cui incentrare il tutto". Lowenstein per questo sceglie di focalizzare l’attenzione del pubblico su Danny, ma riesce solo in parte nel suo intento. Fortunatamente il personaggio, seppur ispirato all’autore del libro nei propri aneliti, oltre che nell’intima contraddittorietà, viene completamente reinventato da Noah Taylor e dal suo irresistibile humor.

Francesca Onorati