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La felicità non costa niente Regia: Mimmo
Calopresti |
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Sergio si
ritiene "un vincente", architetto di successo, una moglie attraente,
una bella casa con una veduta stupenda su Roma, pochi amici ma affezionati
e una relazione extraconiugale con una ragazza più giovane di lui.
Un incidente automobilistico lo costringe ad analizzare la propria vita,
a raffrontarsi con i conformismi sui quali è costruito il suo piccolo
mondo borghese, facendo scatenare le troppe incoerenze che il benessere
e le buone maniere tendono a celare. Nell'isolamento, nella solitudine
della sua casa, Sergio cerca delle risposte in modo così ossessivo
che il lavoro, persino la compagnia del figlio e quella della giovane
amante diventano per lui un peso insopportabile. Alla lettura alterna
lunghe passeggiate tra i vicoli di una Roma bellissima anche se quasi
irriconoscibile e conosce Sara, disorientata come lui, con la quale crede,
per un breve periodo, di aver trovato la felicità. Il ritorno alla
realtà è brusco, una grave emorragia interna, un intervento
chirurgico d'urgenza, per salvarlo dalla morte, che gli permette di rivedere,
anche se soltanto nel sonno artificiale dell'anestesia, Gianni, un operaio
della sua impresa di costruzioni, morto a causa di un incidente sul lavoro
per il quale Sergio si sente profondamente in colpa. Gianni lo rassicura,
lo spinge a non arrendersi, a ricominciare a vivere. Calopresti
torna, dopo Preferisco il rumore del mare, a scavare nella facciata appagata
e fatua della borghesia italiana, ma questa volta il discorso è
più individuale, anche se la vicenda è narrata in prima
persona dai personaggi principali, la moglie e il suo migliore amico Francesco,
è esclusivamente Sergio al centro della narrazione, un ruolo da
protagonista assoluto che però il regista non riesce a rendere
al meglio. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Calopresti con
Francesco Bruni ha, purtroppo, nella superficialità di alcuni dialoghi
il suo punto debole, affidata a frasi come "i soldi fanno male"
"dobbiamo fermarci a godere delle cose belle" e "la ricetta
dell'amore non esiste" la rappresentazione del percorso, che ognuno
di noi deve affrontare per raggiungere la felicità, rimane imprigionata
in un'astrazione fin troppo banale. Buona la scelta delle musiche da "What
a wonderful world" nella versione di Joey Ramone, ai due pezzi degli
Avion Travel, il cui cantante, Peppe Servillo, offre anche il volto e
la voce a Gianni. Anna Lai |
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