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FERRO 3 Titolo originale: Bin jip
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| Tae-Suk
si intrufola negli appartamenti vuoti non per rubare ma per passarvi
del tempo. Un giorno entra in una casa pensando che non ci sia nessuno,
in realtà c'è una donna, Sun-hwa, che è stata appena
picchiata dal marito. I due decidono di scappare e insieme cominciano
ad entrare negli appartamenti vuoti. A poco a poco il loro legame diventa
sempre più forte ma il marito di Sun-hwa vuole riprendersi a tutti
i costi la moglie... A due anni di distanza dal crudo ed energico "Address unknown" presentato in concorso al Festival di Venezia 2002, ecco che Kim Ki-Duk, dopo i successi internazionali di "Samaria" e "Primavera, estate, autunno, inverno...e di nuovo primavera", torna alla grande con una storia d'amore sui generis tra due creature silenziose (Tae-Suk non pronunica neanche una battuta per tutto il film, Sun-hwa dice solo "Ti amo" alla fine) piene di dolore e di solitudine che si incontrano per caso e che non si lasceranno mai più. Anche Sun-hwa è come una casa vuota, aspetta che qualcuno rompa la serratura e la liberi dalla prigione in cui è rinchiusa. Tae-Suk è una specie di fantasma, di angelo, di spirito che vaga di casa in casa alla ricerca di qualcosa. E forse questo qualcosa è proprio Sun-hwa, un'anima debole e sofferente da salvare. Il destino li ha fatti incontrare e nessuno potrà mai più dividerli. Sono lontani i toni crudi e violenti di "L'isola", film-scandalo con cui Kim Ki-Duk si fece conoscere al grande pubblico sempre a Venezia nel 2000. Siamo piuttosto di fronte ad una delicata e poetica opera d'arte che riesce a parlare d'amore con semplicità, senza scadere nei luoghi comuni del genere ma rileggendo il rapporto a due (o meglio a tre!) con una vitale energia ironica. Inserito come film a sorpresa in concorso allo scorso Festival di Venezia, “Ferro 3” (il titolo allude al nome di una mazza da golf) ha riscosso un enorme successo di pubblico e critica e si pensava sinceramente che avrebbe vinto il Leone d’oro ma alla fine gli è stato preferito il gelido “Vera Drake” di Mike Leigh e si è dovuto accontentare del premio per la miglior regia. In ogni caso da non perdere. Marco Catola |
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