La fidelité

Regia: Andrzej Zulawski
Interpreti: Sophie Marceau, Pascal Gréggory, Guillame Canet
Durata: 165 minuti
Origine: Francia 2000
Distribuzione: Minerva Pictures
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L'unico motivo per andare a vedere questo film potrebbe esser lei, Sophie Marceau, che all'età di 36 anni (e a 22 dal Tempo delle mele) sembra essere sempre più affascinante, oltre che bella. Ma perché la francesina si ostini a fare i film col marito non lo capiremo mai e continueremo a chiedercelo fino a che Zulawsky non si stancherà di realizzare opere sconcertanti come questa, dove l'armonia degli elementi, la plausibilità dei dialoghi e la verosimiglianza dei fatti non sembrano essere priorità di cui tener conto. 165 minuti ci sembrano francamente troppi per raccontare il perverso meccanismo psicologico che spinge una donna bellissima a mortificare non solo la carne, ma anche il suo spirito in nome di un amore scritto solo sulla carta. Assistiamo impotenti alla storia di Clelia, una valente fotografa che assunta da un gruppo editoriale canadese al fine di rinnovare l'immagine di alcuni periodici scandalistici, un bel giorno si imbatte in ometto goffo e alquanto sgradevole che si innamora (e come non potrebbe?) perdutamente di lei. La donna non solo ci finisce immediatamente a letto, attratta da irresistibile passione, ma decide in breve di sposarlo e restargli fedele tutta la vita. Peccato, perché nel frattempo Clelia ha incontrato Nemo: bello, simpatico, affascinante, intelligente, coraggioso, coinvolgente, insomma, la vera metà del suo cielo. La loro fusione però si realizzerà solo attraverso la fotografia e la donna, ai limiti della follia, deciderà di espiare la colpa per la maledettissima attrazione in convento sperduto tra i monti. Perlomeno sconcertante: eppure ci siamo soffermati solo sulla vicenda sentimentale, perché se andiamo a scavare nel calderone non mancano istanze di denuncia nei confronti del traffico di organi, dello sfruttamento sul lavoro, delle associazioni mafiose, della criminalità organizzata e quant'altro. Diciamo che se Zulawski avesse voluto esaltare la moglie valorizzandola in un film che sarebbe passato alla storia, avrebbe fatto meglio a cimentarsi in un filmino amatoriale da rivedere a casa con gli amici e a lasciare spazio nelle sale a opere di meno dubbia qualità.

Francesca Onorati