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La fidelité
Regia: Andrzej Zulawski |
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L'unico motivo
per andare a vedere questo film potrebbe esser lei, Sophie Marceau, che
all'età di 36 anni (e a 22 dal Tempo delle mele) sembra essere
sempre più affascinante, oltre che bella. Ma perché la francesina
si ostini a fare i film col marito non lo capiremo mai e continueremo
a chiedercelo fino a che Zulawsky non si stancherà di realizzare
opere sconcertanti come questa, dove l'armonia degli elementi, la plausibilità
dei dialoghi e la verosimiglianza dei fatti non sembrano essere priorità
di cui tener conto. 165 minuti ci sembrano francamente troppi per raccontare
il perverso meccanismo psicologico che spinge una donna bellissima a mortificare
non solo la carne, ma anche il suo spirito in nome di un amore scritto
solo sulla carta. Assistiamo impotenti alla storia di Clelia, una valente
fotografa che assunta da un gruppo editoriale canadese al fine di rinnovare
l'immagine di alcuni periodici scandalistici, un bel giorno si imbatte
in ometto goffo e alquanto sgradevole che si innamora (e come non potrebbe?)
perdutamente di lei. La donna non solo ci finisce immediatamente a letto,
attratta da irresistibile passione, ma decide in breve di sposarlo e restargli
fedele tutta la vita. Peccato, perché nel frattempo Clelia ha incontrato
Nemo: bello, simpatico, affascinante, intelligente, coraggioso, coinvolgente,
insomma, la vera metà del suo cielo. La loro fusione però
si realizzerà solo attraverso la fotografia e la donna, ai limiti
della follia, deciderà di espiare la colpa per la maledettissima
attrazione in convento sperduto tra i monti. Perlomeno sconcertante: eppure
ci siamo soffermati solo sulla vicenda sentimentale, perché se
andiamo a scavare nel calderone non mancano istanze di denuncia nei confronti
del traffico di organi, dello sfruttamento sul lavoro, delle associazioni
mafiose, della criminalità organizzata e quant'altro. Diciamo che
se Zulawski avesse voluto esaltare la moglie valorizzandola in un film
che sarebbe passato alla storia, avrebbe fatto meglio a cimentarsi in
un filmino amatoriale da rivedere a casa con gli amici e a lasciare spazio
nelle sale a opere di meno dubbia qualità. |
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