LA FIGLIA DEL MIO CAPO

Titolo originale: My boss's daughter
Regia: David Zucker
Sceneggiatura: David Dorfman
Cast: Ashton Kutcher, Tara Reid, Jeffrey Tambor, Michael Madsen, Terence Stamp, Carmen Electra, Molly Shannon, Andy Richter, Jon Abrahams
Fotografia: Martin McGrath
Montaggio: Patrick Lussier, Sam Craven
Musiche: Teddy Castellucci
Costumi: Daniel Orlandi
Origine: Usa, 2003
Durata: 85'

 


Mai innamorarsi della figlia del proprio capo, si sa, è la prima regola per avere successo nel mondo del lavoro soprattutto se il tuo capo è una carogna indicibile e sua figlia una biondina mozzafiato che sedurrebbe pure un cieco. Eppure il giovane Tom, pubblicitario brillante ma insicuro, sembra ancora non saperlo e nella speranza di ottenere una promozione e nello stesso tempo di conquistare l'amore della ragazza si ritroverà in un mare di guai da cui sarà difficile uscire sano e salvo.
Davvero si stenta a credere che il David Zucker dietro la macchina da presa sia lo stesso regista di film cult come "Una pallottola spuntata" e "L'aereo più pazzo del mondo". Davvero preferirei fosse un omonimo questo Zucker tanto più che sembrerebbe essere lo stesso regista di un altro film di sicuro successo che si appresta ad uscire, Scary movie 3. Spererei proprio che fosse un omonimo. Lo spererei per lui. Sembra quasi che questo Zucker, sempre che sia la stessa persona, nel momento in cui non deve saccheggiare altri film per creare parodie senza dubbio gustose e divertenti non riesca ad adempiere al suo dovere. Sì insomma riesce solo a lavorare su sceneggiature già navigate e non sue ma nel momento in cui si trova a lavorare su una sceneggiatura inedita allora si rivela davvero un incapace.
Questo "La figlia del mio capo" è una tremenda commedia degli equivoci che non ha né capo né coda. La sceneggiatura è forzata (scritta? da un certo Dorfman, già autore del capolavorone "Terapia d'urto") e fa acqua da tutte le parti e la regia è inesistente. Come al solito la Buena Vista che la distribuisce lo ha capito subito tant'è che l'ha fatto uscire in sordina. E aggiungerei una volta tanto ha fatto proprio bene!
Una commedia che non fa ridere mai!!! Ma proprio mai! Non c'è nemmeno una battuta che riesca a strappare un sorriso. Mai visto un film che non funzionasse in niente come questo. A partire dall'attore protagonista, Ashton Kutcher, qui anche coproduttore, che interpreta un nerd paurosamente sfortunato. Ora forse non tutti sanno che questo Kutcher è un ex-modello di Calvin Klein, l'attuale compagno di Demi Moore e conduttore di Punk'd, una sorta di candid camera riservata ai vip in onda su Mtv. Insomma per intenderci è bello come il sole e non è certo quello che nella nostra immaginazione corrisponde all'idea di loser. Ora voi direte: "Sì, ma il cinema è finzione. Può comunque interpretare un vero perdente, l'aspetto non conta, basta recitare". Eh sì avete proprio ragione, basta recitare, l'unico problema è che lui non sa recitare! Non è un attore ma un cane, un bellissimo cane di razza ma sempre un cane! Dio ce ne scampi. In questo marasma inguardabile sono pure coinvolti il povero Stamp, ormai in preda ad una demenza senile (non ci sono altre spiegazioni per aver accettato una sceneggiatura simile), e il redivivo Madsen, imprigionato nel ruolo di iena mafiosa, qui davvero poco motivato (forse lui, a differenza di Stamp, sapeva a cosa andava incontro). Un film non demenziale ma solo demente!

Marco Catola