Il figlio

Regia: Jean Pierre e Luc Dardenne
Sceneggiatura: Jean Pierre e Luc Dardenne
Interpreti: Olivier Gourmet; Morgan Marinne; Isabella Soupart
Origine: Belgio 2002
Produzione: Archipel 35 con Les Films du Fleuve
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 100'
Sito ufficiale: www.luckyred.it

Olivier è un uomo triste e silenzioso che, dopo la morte del figlio, ucciso durante il tentativo di furto di un'autoradio da un ragazzo di undici anni, trascorre le sue giornate lavorando in una carpenteria nella quale insegna il mestiere di falegname a ragazzi usciti dal riformatorio.
Ed è proprio nella falegnameria, tra rumori di seghe, martelli e raspe, che la solitudine di Olivier, la moglie lo ha lasciato dopo la morte del figlio, ne incontra un'altra, quella di Francis, assassino "per caso"; inizialmente lo respinge, ma poi decide di insegnargli il mestiere, mosso dal desiderio di capire, di trovare le risposte alle domande che lo hanno tormentato nei cinque anni che sono trascorsi dal tragico evento. "Perché lo fai" gli chiede l'ex moglie quando percepisce la verità, "non lo so" risponde lui, perché i Dardenne non vogliono darci delle risposte ma si limitano a raccontare la loro storia, senza enfasi o solennità, valutando le distanze tra i corpi, lo spazio che li separa, il segreto che li unisce, con la stessa abilità con la quale, nella scena del parcheggio, Olivier stupisce Francis con la sua capacità nel misurare al centimetro la distanza, materiale questa volta, dei loro corpi. La macchina da presa spazia dal primo al primissimo piano, penetra in profondità, fruga nei dettagli, pressando da vicino il protagonista, un grande Oliver Gourmet giustamente premiato a Cannes, ci permette di vedere attraverso i suoi occhi, ci costringe a vivere la sua stessa sensazione di turbamento e di indecisione.
Dopo il successo di Rosetta, Palma d'oro a Cannes nel 1999, Luc e Jean-Pierre Dardenne ci regalano un altro bellissimo film, in grado di coinvolgere lentamente ma in modo inesorabile, attraverso il tentativo di colmare i vuoti e gli interrogativi senza risposta di un cinema asciutto e privo di fronzoli, che impone un'analisi della realtà e una profonda riflessione sul suo significato.

Anna Lai