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Il figlio della sposa Regia: Juan
José Campanella
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| Rafael
Belvedere è un ristoratore insoddisfatto della propria vita, il lavoro
non gli lascia tempo per sviluppare i propri interessi, gli impedisce di
dedicarsi alla sua compagna e persino di seguire la crescita della figlia
Vicky. A notte fonda cerca un po' di tregua dallo stress guardando in televisione
vecchie puntate dei telefilm del suo eroe preferito, Zorro, ma Rafael, a
42 anni, non riesce più a fingere, come da bambino, di essere Diego
della Vega e il suo fallimento lo tormenta. Ha un divorzio alle spalle,
non ha amici, da oltre un anno non vede la madre ricoverata in una casa
di riposo perché malata di Alzheimer, la sua vita lo rende infelice
ma Rafael non riesce a dargli una svolta. L'incontro con il vecchio amico
Juan Carlos e la folle chiesta del padre di aiutarlo ad organizzare il matrimonio
in chiesa con sua madre, dopo oltre 40 anni di vita in comune, lo aiuteranno
a comprendere meglio il presente e a prepararsi per un futuro diverso. Il figlio della sposa realizza uno squisito cocktail di tragedia e commedia inserendo in un contesto drammatico, Rafael è disgustato dalla propria vita, non ha più aspettative e l'unico suo desiderio è di scappare da tutto e da tutti, momenti di puro divertimento; la scena del set nel quale Juan Carlos decide di confessare a Rafael l'amore per Naty, mentre il regista cerca di indurre Alfredo Alcon, in realtà uno dei più famosi attori argentini, a recitare correttamente le battute, è veramente spassosa. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Fernando Castets e Juan José Campanella, è il punto di forza del film, con dialoghi intelligenti e battute pungenti, ma anche gli attori, tutti bravissimi, contribuiscono alla riuscita di questo delizioso film. Il tema del terribile morbo di Alzheimer è trattato senza cadere nella tentazione della lacrima facile, così alla fine la pellicola trabocca di ottimismo, confermato anche dal finale "chiarificatore" che però arriva tra i titoli di coda, quindi non affrettatevi ad alzarvi dalla vostra poltrona, perché l'ultima a scena è veramente da non perdere. Anna Lai |
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