FISH TANK

Regia: Andrea Arnold
Sceneggiatura: Andrea Arnold
Cast: Katie Jarvis, Michael Fassbender, Kierston Wareing, Rebecca Griffiths, Harry Treadaway, Sarah Bayes, Charlotte Collins, Chelsea Chase
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggio: Nicolas Chaudeurge
Scenografia: Helen Scott e Christopher Wyatt
Distribuzione: One Movie
Origine: GB, 2009
Durata: 124’
Uscita al cinema: 20 luglio 2010
Numero di sale: 21

Come la maturità e l’interiorità di Mr. Rochester avevano sedotto l’anima di Jane Eyre nel popolare romanzo di Charlotte Brontë, così la “capacità di stare al mondo” di David aveva catturato i desideri di Jenny nel recente An Education, altrettanto le attenzioni di Connor avevano sedotto l’anima di Mia nell’ottimo Fish Tank.
Tutto è circolare nella cultura britannica. Anche se ambienti, luoghi, vicende possono sembrare lontani come il sole dalla luna, che siano donne che vivono nei castelli della brughiera ottocentesca, o giovani donne che si guardano intorno nella magica Londra trasfigurata dagli anni Sessanta, o adolescenti costrette a vivere in casermoni scrostati nell’Inghilterra contemporanea, tutto ha un significato consapevole, strutturale e una contaminazione naturale dettata dal casuale e magico mondo delle arti letterarie e visive.
Ma a voler fare una critica brutale e rozza di questo film, potremmo dire che è realizzato da un Ken Loach in gonnella. Ad essere più dettagliati, però, Fish Tank possiede un suo taglio personale, un suo stile e una sua anima. Certo la storia di Mia, adolescente appartenente al sottoproletariato inglese che vive in una fatiscente e sporca casa di periferia con una madre egoista e distratta di soli pochi anni più di lei e una sorella dal linguaggio scurrile ben si adatta ai temi e agli sfondi dell’ormai veterano regista, ma il lavoro di Andrea Arnold (che ora sta lavorando ad una nuova versione di Cime tempestose, scritto dalla sorella di Charlotte Brontë, Emily!), nonostante alcune ingenuità narrative e alcune scelte non proprio adatte al virtuosismo generale dell’opera, trova una chiave empatica di rara forza nel descrivere un’interiorità femminile dilaniata e vessata da quel mondo brutale che la circonda. E quando quell’unico sentimento di comprensione e fiducia “paterna” che sembra nascere dal nuovo compagno della madre nei suoi confronti, che Mia vorrebbe vedere trasformato in qualcosa di più intimo, si trasformerà nell’ennesima delusione e nella definitiva perdita di qualsiasi speranza tutto sarà perduto per sempre.
A tratti asciutto, duro, cupo, impietoso, dotato di una regia solida che si innesta nel grigiore di una quotidianità lacerante, a tratti ricco di speranza, sentimenti, colori, emozioni, la pellicola della Arnold, vincitrice nel 2009 del premio della giuria al festival di Cannes, si rivela ricca di contrasti che vanno a definire una realtà complessa e ricca, dotata di chiaroscuri umani e sociali. La sceneggiatura dà in particolare risalto all’intimità, ai pensieri della giovane protagonista e ritrae con particolare realismo i personaggi che navigano intorno a lei, dalla madre che non sa dare affetto all’uomo di lei, più ombroso e meschino di quello che vorrebbe far credere. Sfumature, sensazioni che vengono degnamente trasmesse da un cast ben amalgamato e di alto livello, dalla loachiana Kierston Wareing al tarantiniano Michael Fassbender (che curiosamente in questi mesi sta girando l’ennesimo adattamento di Jane Eyre, proprio nelle vesti Mr. Rochester!), divengono eccezionali nel caso della giovane Katie Jarvis se si pensa che è stata “pescata” per caso in una stazione mentre litigava col suo fidanzato. E pensare che viene “gettato” nelle sale fantasma e invisibili di un caldo luglio!

Erminio Fischetti