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In una deserta
piazzetta di Napoli Donna Vincenza, edicolante, e Peppino, venditore di
sigarette, aspettano, a notte fonda, qualche cliente. Per far passare
il tempo, la solitudine, ora parlano, ora ricordano un vecchierello (
un professore di storia ), sempre elegante, che ogni notte alle tre andava
lì per leggere sul giornale gli annunci mortuari: finché
non v'era riportato il suo nome, significava che era ancora vivo. Adesso
il vecchietto fa parte solo di un ricordo di Donna Vincenza e di Peppino,
come pure il Capitano che la doveva portare via con la sua "vela",
ma dopo venti anni sul golfo di Napoli non si è visto mai niente.
I due non hanno più nessuno; litigano, tacciono, cantano, si riappacificano,
e, contemporaneamente, dal fondo di una finestra s'odono le voci di De
Sica, De Filippo, Paolo Stoppa: grandi attori che hanno arricchito la
storia del cinema italiano.
Nel corso della lunga nottata giunge, improvvisamente, un vecchio artista
di teatro che con altri attori allestisce uno spettacolo molto suggestivo,
quasi metafisico: "loro fanno solo " roba " di fantasia
e non di turisti né di politica!". Così alla ribalta
di un vecchio palco di teatro, abbandonato e riallestito, Peppino e Vincenza
sono invitati a partecipare e ad ammirare, finalmente, l'alba del nuovo
giorno che s'apre sul desolato spettacolo di vita.
Girato nel 1998, ma uscito in ritardo per problemi con la distribuzione,
Fondali notturni di Nino Russo è un bel film che ironizza sulla
politica; sui turisti; sui gravi problemi del sud, o meglio del Mezzogiorno:
come del suo analfabetismo; e sulla vana attesa di un grande "amore".
Tutto è trasposto in un tempo tra un passato vivo, che si cerca
di commemorare con pezzi di vecchi film come: Napoli milionaria e Carosello
napoletano; o con famose canzoni partenopee che rievocano un passato in
cui il teatro, non ancora soppiantato dal cinema, aveva la sua importanza,
e un presente che fa immalinconire, perdere ogni speranza, illusione per
"libertà e lavoro". Antichi valori che adesso fanno parte
di un vecchio palcoscenico abbandonato, ornato solo da una tenda rossa,
pendente, che conserva i loro " resti", situato in una mitica
piazza di Napoli, vuota. Presentato al Buenos Aires International Festival
Of Independent Cinema 2002: Muestra de cine napoletano, Fondali notturni
descrive la desolazione dei personaggi che sentono la nostalgia di quel
passato, rievocato con tanto piacere e vivezza. La trama è scarna,
teatrale come pure l'ambientazione, dice l'indicibile, a volte sfiora
la monotonia, la ripetizione. Tutta la pellicola è frammentata,
spezzata e quasi interrotta, forse come la vita, la politica che promette
grandi e surreali valori, beni, però poi non mantiene: "nessuno
assume le proprie responsabilità". E la musica non fa altro
che intridere di drammaticità ogni singola scena.
Grazia Monteleone
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