GEORGE AND THE DRAGON

Regia:  Tom Reeve
Sceneggiatura:  Tom Reeve, Michael Burks
Cast: James Purefoy, Piper Pierabo, Michael Clarke Duncan, Patrick Swayze, Joan Plowright, Val Kilmer
Fotografia: Joost Van Starrenburg, Misch Bervard
Montaggio: Jonathan P. Shaw
Musica: Gast Waltzing
Costumi: Uli Simon
Origine: Germania/GB, 2004
Durata: 93’
La prima crociata per liberare la Terra Santa è terminata e ora i soldati stanno tornando in patria. George, valoroso cavaliere inglese, dopo l'orrore visto in Palestina, vuole ritirarsi per una vita più tranquilla nel nord del paese dove regna il re Edgaar. Qui l'uomo scopre che il re versa in uno stato di assoluta disperazione da quando la sua splendida figlia Lunna è stata rapita. In cambio di un lotto di terra dove stabilirsi, George si offre di ritrovarla...
Come suggerisce il titolo c’è il coraggioso George e c’è il temibile drago. Il drago in realtà non è cattivo e la principessa Lunna non è stata rapita ma è corsa in aiuto dell’amica Adelaide (così ha ribattezzato per l’occasione la femmina di un drago!) a far nascere il suo piccolo (che quella simpaticona della principessa chiama invece Smight!). Insomma la storia è tutta qui e non è la sceneggiatura (che cerca invano di aggiornare lo stile classico del fantasy) la cosa peggiore del film! Fuori parte tutti gli attori che non solo sembrano davvero trovarsi su un set in costume quasi per caso ma hanno proprio la faccia sbagliata a partire dalla Pierabo, mascellona da cowgirl e trucco impeccabile anche dopo giorni di permanenza “forzata” in una caverna in mezzo alla foresta, per arrivare a Purefoy, attore emergente inglese (l’unico peraltro insieme alla povera Plowright impegnata nel piccolo ruolo di una reverenda madre) dal volto moderno o quantomeno non adatto al periodo delle Crociate anche se di recente è comparso in un altro film in costume “La fiera delle vanità” di Mira Nair (ambientato però parecchi secoli dopo) fino al povero Patrick Swayze dai lineamenti palesemente rifatti in seguito ad un grave incidente automobilistico, più simile ad una creaturaleonina che umana. Per non parlare del faccione da bambolotto di Val Kilmer che si esibisce in un dimenticabile cameo ad inizio film!
Una sorta di ibrido a metà tra “Dragonheart” e “La storia fantastica” di cui non possiede né la simpatia del primo né tanto meno la fantasia del secondo. Completamente privo di magia, del fascino della leggenda, di una qualsiasi attrattiva anche per un pubblico infantile. Insomma un film raffazzonato e prevedibile, recitato stancamente da tutti e diretto con mano poco convinta da un regista al suo secondo film (il primo è “Diggity: A Home at Last” da noi fortunatamente inedito visto questo) dopo una interessante carriera di produttore (ha prodotto tra gli altri l’horror “Dog Soldiers”, il cult di Greenaway “I racconti del cuscino” e il fantascientifico “Wing commander”)..
Perfino i titoli di coda che raggruppano gli errori del girato infastidiscono. Da evitare.

 

Marco Catola

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