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GOODBYE
LENIN Regia: Wolfgang
Becker
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| Cosa
succede quando si cresce a Berlino est guardando Sabbiolino alla tv, quando
si ha come mito un astronauta della corsa allo spazio, come casa delle vacanze
una dacia nel bosco, e quando si ha una madre idealista e socialista militante?
Cosa succede quando nell'89 si marcia "quasi" per caso per i propri
diritti e si viene picchiati dalla polizia e arrestati proprio mentre lei
cade a terra, tutta vestita di rosso e incapace di reagire alla violenza
della "sua" polizia se non con un infarto? Ad Alex, per esempio, succede di ritrovarsi con una madre in coma, con il muro che viene fatto a pezzi, con il lavoro alla cooperativa di riparazioni elettriche che non c'è più. Ma di certo non si dispera. Trova un lavoro come installatore di parabole, trova un amico che sogna il cinema (e nel frattempo cita Kubrick nei filmini dei matrimoni), una ragazza che viene dalla Russia, fa l'infermiera, ed è dolce quanto decisa. Pochi soldi, l'entusiasmo per le novità del consumismo, per una libertà che sembra sempre un po' inafferrabile, e l'angoscia per le cose che cambiano. Ma Berlino è splendida e vitale, con i suoi palazzi cadenti pieni di musica e di arte improvvisata. Così Alex è pronto e pieno di energia quando otto mesi dopo sua madre, contro ogni previsione medica, si risveglia. Gli servirà, perché il medico, prima di squagliarsela all'ovest, raccomanda nessuno shock, nessuna notizia traumatica. E Alex decide che così sarà, a tutti i costi. Coinvolge la perplessa sorella, recupera i vecchi mobili, i vestiti deprimenti, e porta la madre a casa, in quello che è rimasto della Repubblica Democratica Tedesca: 79 mq di contraddizioni. All'inizio la messa in scena sembra innocua, necessaria, ragionevole. Ma lentamente le cose si fanno più complicate. Bisogna avvertire i vicini, pagare i bambini del quartiere perché si esibiscano in canzoni socialiste, bisogna travasare tutti i cibi in barattoli di marche dell'est ormai introvabili, bisogna recuperare vecchi giornali, vecchie edizioni del tg... e intanto il mondo continua a cambiare con una velocità che stordisce. Quando la madre si riprende abbastanza da notare che qualcosa non va, Alex è così coinvolto nel mondo parallelo che ha costruito, una patria ideale creata per amore della madre, ma anche per il bisogno di dare un senso ad una società spezzata, da non essere capace di uscirne. Allora inizia a piegare la realtà ad un sogno che forse non sapeva di avere, e insieme all'amico Vladimir diventa il produttore del telegiornale del suo mondo, in un sogno che ribalta la verità e in qualche modo allo stesso tempo le è fedele. Da parte di Wolfgang Becker un film divertente, toccante, narrativamente impeccabile, che ha ottenuto un notevole successo in Germania (più di 5 milioni di spettatori), Blauer Engel alla Berlinale come miglior film europeo. Simona Ottavo
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