HEIMAT 3
Cronaca di una svolta epocale

Regia: Edgar Reitz
Sceneggiatura: Edgar Reitz; Thomas Brussig
Interpreti: Henry Arnold; Salome Kammer; Michael Kausch; Matthias Kniesbeck; Christian Leonard; Constance Wetzel
Fotografia: Thomas Mauch; Christian Reitz
Montaggio: Susanne Hartmann
Origine: Germania 2004
Durata: 680’

 

“Heimat è il mondo lontano e tuttavia intimo in cui le storie e le loro immagini sono situate nello stesso luogo” Edgar Reitz, 1984.
Heimat e Heimat 2 sono opere fondamentali della storia del cinema e della televisione per il valore letterario e la prerogativa di saga epica che il racconto ha progressivamente assunto, così come i protagonisti, pienamente inseriti negli eventi storici, si possono accostare ai grandi personaggi della letteratura mondiale. L’Hunsruck, una regione montuosa della Germania Occidentale, e più precisamente Schabbach, il piccolo paese nel quale si trova la casa della famiglia Simon, rappresentano il centro delle vicende della trilogia che, partendo dal 1919 arriva fino al 1999 attraversando vicende personali ed esperienze collettive che raccolgono la cronaca di quegli anni.
“ Heimat 3” (Heimat in tedesco significa patria) inizia il 9 novembre 1989, la sera della caduta del Muro di Berlino. Il direttore d’orchestra Hermann Simon e la cantante Clarissa Lichblau si ritrovano nell’atrio di un albergo a Berlino Ovest e riprendono la relazione interrotta, diciassette anni prima, per seguire le rispettive carriere. Contagiati dall’entusiasmo per la riunificazione, partono per L’Hunsruck e durante il soggiorno, affascinati dalla romantica valle del Reno, decidono di acquistare una villa vicino Schabbach e farne il centro delle loro vite. Alla storia d’amore tra Hermann e Clarissa si intrecciano altre vicende, personaggi nuovi, come i giovani operai della Germania Est oppure le famiglie dei soldati americani o russo-tedeschi arrivati dal Kazakistan, ed altri già incontrati in Heimat.
Il primo, dei sei episodi che compongono Heimat 3, ha un titolo molto efficace, “Il popolo più felice della terra” e pur essendo profondamente segnato dalla caduta del Muro di Berlino ha il suo perno nel risveglio della passione tra Hermann e Clarissa e nell’avvio dei lavori di ricostruzione della Gunderrode Haus, la loro casa sul Reno. Proprio questa dimora storica sarà, nel corso degli altri episodi, il punto di osservazione scelto da Reitz per mostrarci gli eventi degli ultimi dieci anni dello scorso secolo, un momento storico fondamentale, caratterizzato una graduale perdita d’identità non soltanto tedesca ma europea.
Le piccole vicende personali, vissute dai protagonisti tra le pareti di quella stupenda casa circondata da alberi secolari, trovano un corrispettivo negli avvenimenti europei, in un ideale collegamento che ha come punto d’unione il Reno che per Reitz “simboleggia il corso della storia, che è sempre passato lungo l’Hunsruck, sempre sfiorandolo appena, senza mai determinarlo completamente”.

Anna Lai

CONFERENZA STAMPA

Il tema centrale di Heimat 3 sembra essere la nostalgia, le speranze che restano disilluse e il conseguente rimpianto per tutto ciò che non si è riusciti ad ottenere, possiamo soffermarci su questo aspetto?

Reitz: per il protagonista, la musica non è più il centro della vita e questo aspetto si intreccia con il suo ritorno nell’Hunsruck, a Schabbach, dove si trova la casa nella quale ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Negli anni 60 ho conosciuto musicisti pervasi da ideali e aspirazioni, da una vena creativa che avrebbe potuto portarli lontano eppure molti si sono accontentati di fare i direttori d’orchestra, mettendo da parte una fetta importantissima del proprio talento, in ogni modo non è questo il punto centrale di Heimat 3.

Nel ciclo Heimat le scelte di stile sono sempre state importantissime, penso ad esempio all’alternanza tra colore e bianco e nero in Heimat 2 dove il colore caratterizza le scene notturne e il bianco e nero quelle diurne, può parlarci di quelle operate per Heimat 3?

Reitz: l’alternanza tra colore e bianco e nero si trova in tutta la trilogia ed ogni volta abbiamo cercato di trovare delle ragioni pratiche per questo cambiamento, in ogni caso il motivo reale è che a mio avviso il bianco e nero focalizza meglio alcuni aspetti narrativi e sposta l’attenzione verso un cinema classico. In questo svolge una funzione di collegamento con la storia in generale e con la storia del cinema in particolare, ed ha a che fare con il ricordo, con il modo che abbiamo di riportare alla memoria il nostro passato.

Quale è, quindi, il cuore di questo terzo Heimat?

Reitz: Heimat tratta temi molto semplici come trovare un posto in cui vivere, provare a costruire la propria casa, il rifugio nel quale trovare conforto. Hermann e Clarissa hanno trascorso la loro vita in un continuo vagabondare seguendo la loro carriera di musicisti, ed ora sentono l’esigenza di trovare un luogo dove fermarsi, un’oasi di serenità e pace dove ritrovarsi e dove gli altri possano trovarli quando hanno bisogno di loro.
Kammer: un altro tema è l’amore, il grande amore. Hermann e Clarissa, felici di essersi ritrovati, cercano in ogni modo di costruire un rapporto stabile con tutti i problemi che ne derivano, la famiglia, i figli, le cose che uniscono e quelle che dividono.
Arnold: il mio punto di vista è estremamente soggettivo, io ho dato vita al personaggio di Hermann e il mio cuore è il mio personaggio, le sue aspirazioni, la gioia e il dolore che vivo attraverso di lui.

In Heimat si vede un grande legame, con la letteratura e in particolar modo con le grandi saghe tedesche…

Reitz: è vero, la letteratura è sempre stata la mia principale fonte d’ispirazione, molto di più rispetto al cinema. Nel cinema non esiste il romanzo ci sono poche opere in grado di raccontare un intero universo narrativo. Avrei voluto che Heimat 3 fosse molto più lungo, ma per problemi di finanziamento ho dovuto ridurne la durata ed è stato molto complicato.

I film della memoria sono in Italia sempre accompagnati da grandi polemiche, è accaduto lo stesso per Heimat?

Reitz: le polemiche maggiori le ha scatenate Heimat 1, soprattutto negli Stati Uniti dove alcuni critici hanno condannato duramente il modo in cui avevo rappresentato il nazionalsocialismo. Devo dire che queste polemiche mi hanno addolorato molto, io non ho mai voluto ignorare le vittime dell’Olocausto ma desideravo mostrare una dimensione umana attraverso la quotidianità. Per Heimat 3 ci sono state altre polemiche ma il mio intento non cambia, quello che mi interessa è mostrare il lato umano delle vicende storiche.

Come vi siete posti rispetto alle scelte musicali?

Arnold: la scelta dei personaggi viene ovviamente da Heimat 2, nel quale Hermann e Clarissa si sono incontrati e amati. La storia di Hermann non è soltanto la storia di un musicista ma soprattutto quella di un uomo. Per le scelte musicali abbiamo lavorato molto con l’orchestra, perché spetta alla musica classica definire le situazioni emotive del film. La partitura di Beethoven che apre il film è invece stata una mia scelta personale, desideravo tantissimo che quel brano entrasse nella colonna sonora di Heimat.
Kammer: lo sviluppo della figura di Clarissa è molto legato al mio sviluppo personale, io sono una violoncellista e dopo Heimat 2 ho iniziato a studiare canto liberandomi così delle imposizioni familiari che mi avevano spinta verso il violoncello. Il mio repertorio di cantante è piuttosto vasto anche se io preferisco la musica contemporanea, d’avanguardia, ma come avete visto in Heimat di tutto questo si è sentito veramente poco.

Heimat 3 inizia con la caduta del muro di Berlino, quali sono i vostri ricordi riguardo questo avvenimento importantissimo per la storia della Germania?

Arnold: io vivo a Berlino e quello che più mi ha colpito è stato il confronto con persone, con miei coetanei, provenienti da Berlino Est, che avevano un background completamente diverso dal mio.
Kammer: ricordo che prima della caduta del muro esisteva nella mia famiglia una specie di tradizione che consisteva nel cercare di creare un legame con l’Est, quindi si mandavano pacchi con generi vari ed io stessa ho adottato a distanza un bambino, figlio di un muratore di Dresda il quale, dopo la caduta del muro, è potuto venire ad aiutare nella costruzione della mia casa.

In quali Paesi è stato venduto Heimat 3 e quale è stato il costo totale?

Reitz: il budget è stato piuttosto basso, 12 milioni di euro ed è stato venduto fino ad ora in una decina di Paesi ma siamo in trattativa con altri quindici e quindi dovremmo arrivare a distribuirlo in tutti quelli che hanno distribuito Heimat 2, ossia 36.

Quale è il suo rapporto con la televisione tedesca?

Reitz: in Germania tutte le istituzioni che sostengono il cinema lavorano con la televisione ed anche i progetti destinati al cinema iniziano con un sì da parte delle televisioni. Purtroppo questi uomini molto potenti non hanno interesse nell’esportare il prodotto e questo porta diversi problemi, comunque non si può prescindere dall’apporto delle televisioni, anche io ho iniziato le riprese di Heimat 3 soltanto dopo aver trovato la televisione interessata.

E’ dispiaciuto che Heimat 3 sia stato doppiato?

Reitz: no, in verità sono molto felice di questa scelta perché penso che soprattutto un film come il mio, con molto testo, possa soltanto beneficiare di un buon doppiaggio e poiché conosco la persona che lo ha curato sono sicuro che avrà fatto un ottimo lavoro.

Anna Lai