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HEIMAT 3 Regia: Edgar Reitz
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| “Heimat è il
mondo lontano e tuttavia intimo in cui le storie e le loro immagini sono
situate nello stesso luogo” Edgar Reitz, 1984. Anna Lai CONFERENZA STAMPA Il tema centrale di Heimat 3 sembra essere la nostalgia, le speranze che restano disilluse e il conseguente rimpianto per tutto ciò che non si è riusciti ad ottenere, possiamo soffermarci su questo aspetto? Reitz: per il protagonista, la musica non è più il centro della vita e questo aspetto si intreccia con il suo ritorno nell’Hunsruck, a Schabbach, dove si trova la casa nella quale ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza. Negli anni 60 ho conosciuto musicisti pervasi da ideali e aspirazioni, da una vena creativa che avrebbe potuto portarli lontano eppure molti si sono accontentati di fare i direttori d’orchestra, mettendo da parte una fetta importantissima del proprio talento, in ogni modo non è questo il punto centrale di Heimat 3. Nel ciclo Heimat le scelte di stile sono sempre state importantissime, penso ad esempio all’alternanza tra colore e bianco e nero in Heimat 2 dove il colore caratterizza le scene notturne e il bianco e nero quelle diurne, può parlarci di quelle operate per Heimat 3? Reitz: l’alternanza tra colore e bianco e nero si trova in tutta la trilogia ed ogni volta abbiamo cercato di trovare delle ragioni pratiche per questo cambiamento, in ogni caso il motivo reale è che a mio avviso il bianco e nero focalizza meglio alcuni aspetti narrativi e sposta l’attenzione verso un cinema classico. In questo svolge una funzione di collegamento con la storia in generale e con la storia del cinema in particolare, ed ha a che fare con il ricordo, con il modo che abbiamo di riportare alla memoria il nostro passato. Quale è, quindi, il cuore di questo terzo Heimat? Reitz: Heimat tratta
temi molto semplici come trovare un posto in cui vivere, provare a
costruire la propria casa, il rifugio nel quale trovare
conforto. Hermann e Clarissa hanno trascorso la loro vita in un continuo
vagabondare seguendo la loro carriera di musicisti, ed ora sentono l’esigenza
di trovare un luogo dove fermarsi, un’oasi di serenità e
pace dove ritrovarsi e dove gli altri possano trovarli quando hanno bisogno
di loro. In Heimat si vede un grande legame, con la letteratura e in particolar modo con le grandi saghe tedesche… Reitz: è vero, la letteratura è sempre stata la mia principale fonte d’ispirazione, molto di più rispetto al cinema. Nel cinema non esiste il romanzo ci sono poche opere in grado di raccontare un intero universo narrativo. Avrei voluto che Heimat 3 fosse molto più lungo, ma per problemi di finanziamento ho dovuto ridurne la durata ed è stato molto complicato. I film della memoria sono in Italia sempre accompagnati da grandi polemiche, è accaduto lo stesso per Heimat? Reitz: le polemiche maggiori le ha scatenate Heimat 1, soprattutto negli Stati Uniti dove alcuni critici hanno condannato duramente il modo in cui avevo rappresentato il nazionalsocialismo. Devo dire che queste polemiche mi hanno addolorato molto, io non ho mai voluto ignorare le vittime dell’Olocausto ma desideravo mostrare una dimensione umana attraverso la quotidianità. Per Heimat 3 ci sono state altre polemiche ma il mio intento non cambia, quello che mi interessa è mostrare il lato umano delle vicende storiche. Come vi siete posti rispetto alle scelte musicali? Arnold: la scelta
dei personaggi viene ovviamente da Heimat 2, nel quale Hermann e Clarissa
si sono incontrati e amati. La storia di Hermann non è soltanto
la storia di un musicista ma soprattutto quella di un uomo. Per le scelte
musicali abbiamo lavorato molto con l’orchestra, perché spetta
alla musica classica definire le situazioni emotive del film. La partitura
di Beethoven che apre il film è invece stata una mia scelta personale,
desideravo tantissimo che quel brano entrasse nella colonna sonora di
Heimat. Heimat 3 inizia con la caduta del muro di Berlino, quali sono i vostri ricordi riguardo questo avvenimento importantissimo per la storia della Germania? Arnold:
io vivo a Berlino e quello che più mi ha colpito è stato
il confronto con persone, con miei coetanei, provenienti da Berlino
Est, che avevano un background completamente diverso dal mio. In quali Paesi è stato venduto Heimat 3 e quale è stato il costo totale? Reitz: il budget è stato piuttosto basso, 12 milioni di euro ed è stato venduto fino ad ora in una decina di Paesi ma siamo in trattativa con altri quindici e quindi dovremmo arrivare a distribuirlo in tutti quelli che hanno distribuito Heimat 2, ossia 36. Quale è il suo rapporto con la televisione tedesca? Reitz: in Germania tutte le istituzioni che sostengono il cinema lavorano con la televisione ed anche i progetti destinati al cinema iniziano con un sì da parte delle televisioni. Purtroppo questi uomini molto potenti non hanno interesse nell’esportare il prodotto e questo porta diversi problemi, comunque non si può prescindere dall’apporto delle televisioni, anche io ho iniziato le riprese di Heimat 3 soltanto dopo aver trovato la televisione interessata. E’ dispiaciuto che Heimat 3 sia stato doppiato? Reitz: no, in verità sono molto felice di questa scelta perché penso che soprattutto un film come il mio, con molto testo, possa soltanto beneficiare di un buon doppiaggio e poiché conosco la persona che lo ha curato sono sicuro che avrà fatto un ottimo lavoro. Anna Lai
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