HOTEL DAJTI

Regia: Carmine Fornari
Cast: Flavio Bucci, Piera Degli Esposti,
Francesco Giuffrida, Michele Venitucci
Sceneggiatura: Carmine Fornari
Montaggio: Carmine Fornari
Musiche: Elvira e Giovanni Lo Cascio
Fotografia: Felice De Maria
Origine: Italia, 2002
Durata: 93'



Italia e Albania. Passato e presente. Amore e magia. Tutto è legato indissolubilmente.
Un illusionista italiano e pieno di debiti che fugge in Albania. Una ragazza albanese e ricca che lo ama. Lui torna in patria per sfuggire ai creditori. Lei resta in Albania. Non si vedono più. Passano più di 50 anni e il destino li farà incontrare un'ultima volta.
Messa così sembra davvero suggestiva la storia di due mondi che si incontrano, si completano, si perdono, si ritrovano. In realtà l'inappetenza stilistica e l'ipertrofia poetica del regista annientano qualsiasi possibilità di fascinazione.
Hotel Dajti è un'opera morta. Morta dentro la sua staticità narrativa che non rivela mai un guizzo, un sussulto, una scossa. Tutto scorre lento, meccanico, convenzionale. Il racconto viene narrato ma niente più. Non si respira, non si soffre, non si vive. Si vede ma non si "sente".
La malinconia del tempo che scorre via e non torna, lo struggimento dei ricordi, la dimensione favolistica e magica di un'Albania che non c'è più, la forza dell'amore che sopravvive all'inesorabile passare del tempo sono tutti elementi che nelle mani di chiunque altro, persino di uno studentello del Centro Sperimentale alle prime armi, avrebbero reso Hotel Dajti un film vivo e coinvolgente.
Neppure la presenza di due mostri sacri come Flavio Bucci e Piera Degli Esposti riesce a salvare la pellicola dal piattume e dalla sciatteria. Se sulla carta gli intenti erano forse ammirevoli, sullo schermo purtroppo Fornari non si è rivelato all'altezza di nessuna aspettativa sprecando tempo e denaro in un pasticciaccio banale e patetico.

Marco Catola