L'imbalsamatore

Regia: Matteo Garrone
Cast: Ernesto Mahieux, Valerio Foglia Manzillo, Elisabetta Rocchetti
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso
Origine: Italia 2002
Durata: 101'
Produzione e Distribuzione: Fandango
Sito: www.limbalsamatore.it


Accolto con numerosi consensi all'ultimo Festival di Cannes, "L'imbalsamatore" di Matteo Garrone (Terra di mezzo, Estate Romana) è uno di quei film che andrebbero visti per ricordare che il cinema italiano è vivo, pulsante, in grado di raccontare storie alternative a quelle dei fratelli Vanzina. Un film davvero ricco di pathos, coinvolgente e in certi momenti anche fastidioso, per l'insinuarsi tra le pieghe del nostro pensiero e della nostra sensibilità di un disagio costante, inesorabile.
Scritto dallo stesso Garrone, con Ugo Chiti, è la storia di un menage a trois del tutto particolare, perché questa volta l'oggetto conteso non è una donna tra due uomini, ma un uomo bellissimo tra un nanetto e una "sfigata" dalla bocca rifatta.
Siamo sul litorale casertano, dove Peppino, il nano imbalsamatore, coinvolge il bel Valerio nella professione che tanto sembra affascinarlo, e si lega a lui in un rapporto che giorno dopo giorno si fa più morboso e ambiguo. Valerio si lascia coinvolgere, tra notti brave e facili piaceri, fino a quando non incontra Debora, dark lady senza radici, a cui si lega sentimentalmente. La difficile convivenza tra i tre avrà ovviamente tragici sviluppi che qui non intendiamo svelare.
Ci interessa invece sottolineare come Garrone riesca ad articolare la storia con sapienza narrativa, conferendo ai fatti le giuste atmosfere, coadiuvato da un paesaggio metafisico, a tratti pasoliniano, fatto di spiagge che somigliano a discariche, sempre cupo e mai solare, popolato da carcasse di animali e freddi grattacieli. Anche gli interni delle case e dei motel sono tristi, claustrofobici, le carte da parati ammuffite, gli arredi stantii al punto che sembra quasi di sentirne l'odore.
L'uso che Garrone fa della macchina da presa (è lui il 1° operatore) è impietoso, costantemente finalizzato a far risaltare lo squallore di tutta un'esistenza e un male di vivere che inesorabilmente sommerge prima i protagonisti e poi lo spettatore.
Menzione speciale per Ernesto Mahieux, fin'ora attore solo teatrale, nel ruolo di Peppino.

Francesca Onorati