![]() |
IMMORTAL AD VITAM Regia: Enki Bilal
|
|||
| Siamo
nel 2095. Le strade di New York sono popolate da mutanti, umani e alieni.
Una corporation ipertecnologica, la Eugenics, controlla la
città e i suoi abitanti. Sul cielo plumbeo di Manhattan incombe
una misteriosa piramide. Horus, una divinità dalla testa di
falco, ha solo 7 giorni per salvarsi dall’imminente condanna
a morte e conservare l’immortalità. È alla ricerca
di Jill, giovane donna che piange lacrime blu, con cui si deve accoppiare
ma per farlo ha bisogno di un corpo in cui incarnarsi. La scelta ricade
su Nikopol, prigioniero politico ibernato 30 anni prima. Horus, Jill e Nikopol: una triade che segnerà il destino del mondo. Liberamente tratto dai fumetti “La foire aux immortels” e “La femme piège” di cui il regista è anche autore, “Immortal ad vitam” sancisce una volt per tutte la commistione ormai da tempo inevitabile tra mondo reale e virtuale o meglio tra corpo umano e disegno animato, alternando attori in carne ed ossa ad animazioni della computer grafica e facendoli interagire come in una sorta di videogame. Questo “Immortal ad vitam” è in realtà un film verde, nel vero senso della parola. A detta del regista-fumettista il verde è il colore che utilizza in tutti i suoi disegni e che ha voluto riproporre sul grande schermo perché conferisce un tocco elettrizzante al fondo monocromatico dei set cinematografici. Si tratta di una specie di manipolazione genetica delle immagini che riflette appieno il senso fantapolitica del fumetto da cui trae origine il film. Ipertecnologico come un videogioco 3D, “Immortal ad vitam” rappresenta un’operazione decisamente suggestiva a tratti anche folgorante ma il fascino che suscita si affievolisce progressivamente man mano che la storia prende forma. Sembra quasi che l’azione vada avanti per inerzia, nella seconda parte soprattutto non succede assolutamente nulla, rimane tutto talmente statico da risultare quasi noioso. Peccato. Forse il cinema non è ancora pronto per questa commistione di generi e alla fine un film come questo, nonostante le abbaglianti luci iniziali, non può che deludere. Marco Catola |
||||