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INGANNEVOLI SOSPETTI Titolo Originale:
La voz de su amo
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| Siamo
a Bilbao, nei Paesi Baschi, nel 1980, un anno di gravi attentati da parte
dell'organizzazione terrorista dell'ETA. Sin dai titoli di testa, peraltro
la cosa forse più interessante del film, si percepisce che il terrorismo
sarà il fulcro della storia. In realtà il regista si affretta
a precisare con una didascalia che la vicenda da lui narrata si svolge sì
sullo sfondo dei sanguinosi atti terroristici dell'ETA di quell'anno ma
che personaggi e situazioni sono solo frutto della fantasia dell'autore,
che poi è sempre lui, sì insomma se le canta e se le suona
o se preferite mette subito le mani avanti... Charli un tempo era una grande promessa del calcio spagnolo ma adesso, dopo un incidente che non gli ha più permesso di giocare, è diventato lo scagnozzo factotum di un potente imprenditore portoghese, Oliveira, sempre alle prese con loschi affari e strani giri. In un ambiente come questo il pericolo è sempre dietro l'angolo e dopo le prime minacce Oliveira decide di affidare la giovane figlia Marta al suo uomo di fiducia. Inutile dire che tra i due nascerà l'amore, ma non tutto è come appare, gli amici non si rivelano tali, i sentimenti possono ingannare e un destino imprevedibile si profila all'orizzonte. Charli è il tipico eroe perdente, trasandato al punto giusto, col capello lungo e la giacca di pelle, taciturno, introverso, riflessivo, fascinoso. Si sa già da subito che si porterà a letto la figlia del boss così come si sa già da subito che si beccherà in pancia una pallottola ma risolverà l'intreccio. Be' diciamo che la suspense non è la specialità di Làzaro, che non è certo un pivellino (a settembre uscirà anche il suo nuovo film, L'altro lato del letto, una commedia sentimentale con Paz Vega) ma che forse nel clima corrotto e cupo dei film polizieschi non è proprio a suo agio. Ingannevoli sospetti dovrebbe essere una sorta di noir in salsa spagnola con contaminazione terroristica, e per certi aspetti, come l'ambientazione sordida e silente di Bilbao e le facce giuste e stropicciate dei personaggi (tutte tranne quella del tontolone di De Almeida che da solo rovina la piazza!), riesce ad esserlo, ma per la maggior parte del film la tensione è solo un miraggio, l'adrenalina non scatta e il ritmo non prende mai il volo. Le riprese aeree e le musiche cercano di dare un tono a tutto il quadro ma non basta. Marco Catola
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