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Nazareth,
un uomo corre affannosamente in una pineta, inseguito da un gruppo di
persone, la mdp si avvicina: quell'uomo è Babbo Natale, con tanto
di doni che getta agli inseguitori nel vano tentativo di farli desistere;
stacco di montaggio e Babbo Natale ha un coltello nel petto, l'inseguimento
è finito.
Il mondo è impazzito e Suleiman vuole dimostrarlo, portando sullo
schermo dispetti e cattiverie che, giorno dopo giorno, palestinesi e israeliani
si scambiano con impassibilità: un bambino palleggiando manda il
pallone sempre sullo stesso terrazzo e il padrone di casa ogni volta glielo
restituisce bucato; automobili parcheggiate appositamente in mezzo alla
strada per bloccare l'ingresso nel garage del vicino; un uomo getta quotidianamente
il sacco della spazzatura nel giardino limitrofo; un vecchietto distrugge
sistematicamente il lavoro fatto dai militari israeliani per rendere percorribile
alla loro jeep un tratto di strada, per riferire soltanto alcune gag che,
grazie alla loro ripetersi, scatenano il sorriso al solo apparire dei
protagonisti. Comicità di situazione quindi, alla Jacques Tati,
ma che prende spunto dall'occupazione israeliana per arrivare ad una chiara,
anche se indubbiamente militante perché filo-palestinese, riflessione
antimilitarista.
A Nazareth vive il protagonista, innamorato di una ragazza che vive a
Ramallah, e suo padre, il cui rito quotidiano di apertura delle fatture
e conseguente giro in macchina nelle vie della città, tra saluti
con la mano e insulti a bassa voce, è interrotto soltanto da un
infarto che lo porterà alla morte. Un posto di blocco, dell'esercito
israeliano, separa le due città e i due innamorati possono vivere
momenti d'intimità soltanto in un parcheggio, situato vicino al
checkpoint. Da lì assistono al via vai delle macchine e alle prepotenze
dei militari che controllano il passaggio dei palestinesi, senza scambiarsi
mai una parola, utilizzando per comunicare soltanto le loro mani e alcuni
post-it che lui attacca sul vetro della macchina con messaggi lampo tipo
" sono pazzo perché ti amo" oppure "mio padre è
morto". L'immaginazione non conosce posti di blocco e grazie ad un
palloncino rosso raffigurante il volto Yasser Arafat che, tra lo stupore
dei militari, supera indisturbato il posto di blocco, anche l'auto con
i due amanti riesce ad entrare a Gerusalemme. Lasciando libera la fantasia
un nocciolo di albicocca può causare l'esplosione di un carro armato
israeliano e, ad un poligono di tiro israeliano, una sagoma raffigurante
un donna palestinese, usata per le esercitazioni, può prendere
vita e con mosse di kung-fu e balzi da guerriero ninja, seminare il panico
tra i soldati, per poi tornare pacatamente ad essere una sagoma inanimata.
Torniamo alla realtà: una pentola a pressione su un fornello, un
sibilo insistente e pericoloso, il protagonista e la madre seduti su di
un divano, lo sguardo fisso alla pentola: "basta, puoi spegnere",
le ultime parole del film.
Anna Lai
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