Intervento divino

Titolo originale: Intervention Divine
Regia: Elia Suleiman
Interpreti: Elia Suleiman; Madal Khader
Sceneggiatura: Elia Suleiman
Origine: Francia/Palestina, 2002
Produzione: Humbert Balsan
Distribuzione: Warner
Durata: 92'
Sito ufficiale: www.warnerbros.it

Nazareth, un uomo corre affannosamente in una pineta, inseguito da un gruppo di persone, la mdp si avvicina: quell'uomo è Babbo Natale, con tanto di doni che getta agli inseguitori nel vano tentativo di farli desistere; stacco di montaggio e Babbo Natale ha un coltello nel petto, l'inseguimento è finito.
Il mondo è impazzito e Suleiman vuole dimostrarlo, portando sullo schermo dispetti e cattiverie che, giorno dopo giorno, palestinesi e israeliani si scambiano con impassibilità: un bambino palleggiando manda il pallone sempre sullo stesso terrazzo e il padrone di casa ogni volta glielo restituisce bucato; automobili parcheggiate appositamente in mezzo alla strada per bloccare l'ingresso nel garage del vicino; un uomo getta quotidianamente il sacco della spazzatura nel giardino limitrofo; un vecchietto distrugge sistematicamente il lavoro fatto dai militari israeliani per rendere percorribile alla loro jeep un tratto di strada, per riferire soltanto alcune gag che, grazie alla loro ripetersi, scatenano il sorriso al solo apparire dei protagonisti. Comicità di situazione quindi, alla Jacques Tati, ma che prende spunto dall'occupazione israeliana per arrivare ad una chiara, anche se indubbiamente militante perché filo-palestinese, riflessione antimilitarista.
A Nazareth vive il protagonista, innamorato di una ragazza che vive a Ramallah, e suo padre, il cui rito quotidiano di apertura delle fatture e conseguente giro in macchina nelle vie della città, tra saluti con la mano e insulti a bassa voce, è interrotto soltanto da un infarto che lo porterà alla morte. Un posto di blocco, dell'esercito israeliano, separa le due città e i due innamorati possono vivere momenti d'intimità soltanto in un parcheggio, situato vicino al checkpoint. Da lì assistono al via vai delle macchine e alle prepotenze dei militari che controllano il passaggio dei palestinesi, senza scambiarsi mai una parola, utilizzando per comunicare soltanto le loro mani e alcuni post-it che lui attacca sul vetro della macchina con messaggi lampo tipo " sono pazzo perché ti amo" oppure "mio padre è morto". L'immaginazione non conosce posti di blocco e grazie ad un palloncino rosso raffigurante il volto Yasser Arafat che, tra lo stupore dei militari, supera indisturbato il posto di blocco, anche l'auto con i due amanti riesce ad entrare a Gerusalemme. Lasciando libera la fantasia un nocciolo di albicocca può causare l'esplosione di un carro armato israeliano e, ad un poligono di tiro israeliano, una sagoma raffigurante un donna palestinese, usata per le esercitazioni, può prendere vita e con mosse di kung-fu e balzi da guerriero ninja, seminare il panico tra i soldati, per poi tornare pacatamente ad essere una sagoma inanimata. Torniamo alla realtà: una pentola a pressione su un fornello, un sibilo insistente e pericoloso, il protagonista e la madre seduti su di un divano, lo sguardo fisso alla pentola: "basta, puoi spegnere", le ultime parole del film.

Anna Lai