IRIS

Regia: Aurelio Grimaldi
Sceneggiatura: Aurelio Grimaldi, Annamaria Coglitore
Scenografia: Aurelio Grimaldi
Produzione: Arancia Film
Cast: Arancia Cecilia Grimaldi, Guia Jelo, Salvatore Lazzaro, Beatrice Gallo
Origine: Italia, 2002
Durata: 90'

Accantonate le frigide atmosfere soft-core (anche se per poco purtroppo visto che è fermamente deciso a completare la trilogia malamente cominciata con "La donna lupo") e le anacronistiche morbosità alla Pasolini, Grimaldi cambia pelle. La muta è talmente radicale da risultare forse posticcia. In realtà il basso budget (l'Arancia cinema è la sua stessa casa di produzione) e la sceneggiatura(scritta a quattro mani con la moglie dopo essere stati folgorati da "Il palloncino bianco") rivelano una genuinità insperata e inaspettata. Dichiarato omaggio a Kiarostami e Panahi, Iris è uno spiraglio di luce nel coma profondo di tutto quel cinema italiano pseudointellettuale pesante, vecchio, stantio. La delicatezza del tocco, la solarità delle immagini, la semplicità dello stile(il dialetto c'è ma fa sorridere e non rattristare) sono gli elementi salvifici e catartici di una favola deliziosa dai colori mediterranei e dai profumi inebrianti, in cui i vicoli tortuosi, i fichi d'india, le scalinate, la brezza, gli asinelli monopolizzano la scena. E' un piacere seguire la piccola Maria (figlia del regista e unico caso di babydiva da non prendere a schiaffi o strozzare dopo le prime battute) alla ricerca dei fiori blu (gli Iris del titolo) da regalare alla madre nella meravigliosa isola di Ustica purtroppo più nota per il suo dramma che per il suo autentico splendore. Se Iris fosse stato iraniano quelle cariatidi (più nella mente che nel corpo) dei critici italiani avrebbero gridato al capolavoro perpetrando il solito luogo comune che Est è bello e Italia fa schifo!

Marco Catola