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ITALIAN
SUD EST
Regia: Fluid
Video Crew
Soggetto: Fluid Video Crew, Marco Saura, Caterina Tortosa
Sceneggiatura: Marco Saura
Cast: Antonio Aluisi, caterina Tortosa, Matteo Fraterno, Gianni Monteduro,
Alberto Signore, Lea Barletti, Fabrizio Pugliese
Fotografia: Fluid Video Crew
Montaggio: Fluid Video Crew
Suono: GianLuca Costamagna, Carlo Hintermann, Daniele Villa
Musiche: Brutopop, Gopher
Origine: Italia, 2003
Durata: 120'
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Un viaggio
attraverso la provincia di Lecce a bordo dei treni della Sud Est, la ferrovia
locale. Un punto di vista davvero originale per esaminare la realtà:
i binari del treno. E quello che viene esaminato non è solo il
paesaggio ma la ricca e variegata umanità che vi abita. Una sorta
di docufiction (o docuwestern come lo definiscono gli autori) su una terra,
il Salento, in perenne transito tra nuovo e antico, poesia e tradizioni,
realtà e finzione. Decisamente un esordio coraggioso ed originale
quello di questo gruppo di produzione audiovisiva indipendente, i Fluid
Video Crew, che ha riscosso notevole successo alla scorsa edizione del
festival di Venezia dove era presente nella sezione "Nuovi Territori".
A detta dei
Fluid Video Crew Italian Sud Est non è un film sul Salento ma è
solo un viaggio. Un viaggio attraverso l'Italia che però assume
i connotati di un mondo universale in cui personaggi, ambienti e situazioni
sono uguali a quelli di molte altre parti della Terra. Un viaggio quasi
onirico che alterna momenti di sconclusionata ironia (gli scherzi dei
cugini Girsi a Gigellino, l'uomo menhir, il santone Vincent) a riflessioni
più o meno profonde sulle condizioni socio-economiche dell'Italia
del Sud. Un'operazione che va al di là del mero documentarismo
ergendosi ad affresco corale socioantropologico del Sud e che trova un
senso nella frase di Fellini con cui si apre il film: "Ma il mondo
è troppo vecchio per saper riconoscere il nuovo nell'antico".
Marco Catola
INTERVISTA
AI FLUID VIDEO CREW
-Nel film
non c'è alcun riferimento alla "pizzica"
Sì, non c'è traccia di pizzica perché altri registi
hanno già pensato a rappresentarla. Noi volevamo rappresentare
un altro Salento. Oltre la pizzica, che peraltro non ci piace molto, ci
sono aspetti diversi di cui abbiamo voluto occuparci. Ci interessava rappresentare
gli interstizi tra il nuovo e il vecchio. Teniamo a precisare che Italian
Sud Est non è un film sul Salento. E' girato nel Salento ma è
la storia di personaggi che potrebbero ritrovarsi anche in altri Paesi
come Cuba o Argentina.
Il nostro è stato un viaggio non facile anche sul piano produttivo.
E' stata una scommessa uscire nelle sale. Il nostro film è una
sorta di docufiction o docuwestern, difficile da definire e non facilmente
catalogabile rispetto al cinema che si fa oggi. Di realtà ce n'è
più di una e abbiamo cercato di "giocare" con queste
varie realtà.
-Ci potete parlare del vostro collettivo?
Come collettivo siamo nati a Roma nel 1995 e siamo Davide Barletti, Edoardo
Cicchetti, Lorenzo Conte, Mattia Mariani. Abbiamo cominciato con un documentario
sul Salento e da lì abbiamo realizzato circa cinquanta lavori tra
documentari, fiction e corti. Ci interessa il documentario ma siamo alla
ricerca di un metodo interpretativo che vada al di là del puro
e semplice reportage.
Prima di Pagani e Arcopinto, che hanno prodotto questo film, noi ci siamo
sempre autoprodotti e abbiamo deciso di firmarci collettivamente proprio
per questo, perché solo con l'unione di tutte le nostre forze ed
energie possiamo realizzare i nostri lavori.
-Definite il vostro film un docufiction o docuwestern. Cosa intendete?
Diciamo che Italian Sud Est non è proprio un film ma neanche un
western. Western nel senso che non segue nessuna legge e ognuno dice la
sua sulle ferrovie. Forse sarebbe meglio dire eastern visto che ci troviamo
nel Sud Est dell'Italia. Ed è fiction nel senso che alcuni personaggi
sono veri come Gigellino, Vincent e l'uomo menhir mentre altri sono frutto
della fantasia.
Non è proprio un western anche se certi elementi tipici del western
ci sono come il treno, la frontiera, il ritmo. Inoltre per noi in ogni
singola storia c'è una certa eticità.
-Nel film ci sono tre citazioni (Fellini, Bene, Fascetti), volete spiegarcele?
La prima frase, quella di Fellini, poteva bastare perché riassume
il senso della nostra operazione, quello di ritrovare il nuovo nell'antico.
La frase di Fascetti sul casino, invece, rispecchia l'andamento produttivo
e personale del nostro team. La frase di Carmelo Bene è molto bella
perché il Salento è la terra che rifiuta i propri figli
e Bene è proprio l'emblema della cesura incolmabile tra arte e
senso comune.
Marco Catola
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