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Viaggio a Kandahar Regia:Mohsen
Makhmalbaf |
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La giornalista Nafas,nata in Afghanistan ed emigrata in Canada,riceve una drammatica lettera della sorella,che le annuncia di volersi suicidare durante leclissi di sole dell11 agosto 1999.Nafas non ha molto tempo per raggiungerla e salvarla.Superato il confine con lIran,la donna prova a raggiungere la sua casa natale.Inizia così una faticosa e disperante odissea tra le dure leggi sociali di un paese che se pur arretrato e straziato dal regime talebano,per lei resta sempre un luogo di ricordi e speranza. Successo internazionale e anche di botteghino,soprattutto in questi giorni di guerra!,di Viaggio a Kandahar delliraniano Mohsen Makmallbaf ("Il ciclista","Pane e fiore",Il silenzio")che vuole essere un atto di denuncia sulla persecuzione dei telebani nei confronti del popolo afgano,dove conquistare la frontiera verso lIran sembra il miraggio di condizioni più liberali.Passato in concorso a Cannes 2001,il film risulta oggi più che mai drammaticamente attuale.La protagonista è Niloufar Pazira,una profuga che ha realmente vissuto ciò che si vede sullo schermo.Makhmalbaf fa parte di una cultura difficile e lontana,che per comunicare ha dovuto costruire un film che attraverso le immagini ci porta a vivere la storia di Nafas.Una storia incredibile che si svolge alla frontiera tra Iran e Afghanistan,una delle zone più devastate del pianeta,tra quotidiani echi di guerra e scene di disperazione.Nafas ritorna in quella "gabbia"(Afghanistan)dove alle donne viene imposto dalla società maschilista e arretrata dei telebani di portare il "burka"(cappa che ricopre dalla testa ai piedi le donne afgane),salvo uno spiraglio per gli occhi.Da là sotto si vive tutta la vita :si lavora si viaggia,si parla,si allevano i figli ,si va dal dottore,si muore.Ma anche si ride,si solidarizza con le altre "recluse",ci si mette il rossetto e lo smalto alle unghie come se qualcuno potesse poi vederlo.Viaggio a ritroso nella sua esistenza che la trasformerà in una "testa nera"(così vengono definite le donne ); in una creatura senza diritti,esposta a qualsiasi sopruso,costretta a pagare un uomo che si finge suo marito per poter viaggiare.Makhmalbaf costruisce un film intrappolato,proprio come il personaggio di Nafas,tra Oriente e Occidente;un film di denuncia;un film di poesia;un film ambiguo.Si allontana dal suo cinema precedente e crea immagini di una tale forza evocativa e simbolica che sono difficili da dimenticare.Lasciano il segno,nelle coscienze,le bimbe che imparano a non raccogliere le bambole imbottite di tritolo;i bambini che vengono addestrati alluso disumano delle terribili armi;gli uomini che ,mutilati dalla guerra,inseguono le protesi paracadutate da un elicottero della Croce Rossa;il medico (un nero americano) che cura le donne attraverso un lenzuolo bucato e usando un ragazzino/a come "interprete": perché è vietato alle donne parlare direttamente con lui e farsi visitare. Grazia Monteleone |
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