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KEN PARK Regia: Larry
Clark, Ed Lachman
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Bully, che nel 2001 era in concorso al Festival di Venezia e aveva scandalizzato
pubblico e critica, ecco che Larry Clark, stavolta aiutato da Ed Lachman
nella regia e da Harmony Korine nella sceneggiatura, torna all'attacco sulla
Laguna ma con Ken Park si spinge oltre. Forse troppo. In Bully Clark ci
mostrava la vita degli adolescenti americani fatta di sesso, droga e violenza.
Qui il cerchio si allarga, ci sono sì gli adolescenti americani con
le loro vite di merda ma di ciascuno di loro si analizza pure la famiglia,
l'ambiente in cui crescono, l'aria che respirano, l'educazione che ricevono.
Un ritratto a tutto tondo insomma di una società che ha ormai sempre
meno a che fare con il sogno americano e sempre più con la vacuità
dei valori e la dispersione degli affetti. Il film comincia con un ragazzino (il Ken Park del titolo) che, dopo aver scorrazzato con il suo skate, si ferma, si siede, estrae una pistola e si spara. Da lì parte a ritroso la presentazione dei suoi (presunti) amici, tre ragazzi e una ragazza. Chi si scopa la madre della propria ragazza e continua a vivere la sua relazione come se nulla fosse, chi si masturba legandosi il collo alla maniglia della porta e poi fa secchi i nonni con cui vive, chi si fa picchiare dal padre sempre ubriaco e se ne va di casa, chi si sorbisce i pipponi cattolici e moralisti di un papà maniaco del perbenismo. Forse un po' programmatico e semplicistico, forse un po' forzato (in particolare le scene del finto matrimonio tra Peaches ed il padre e la consueta lettura dei versetti della Bibbia) ma di sicuro molto cupo ed inquietante. Non so se sia più forte come impatto visivo l'eiaculazione (vera!) di uno dei ragazzini e il rapporto orale (vero!) tra un'adulta ed un adolescente o lo sguardo perso nel vuoto di genitori più infelici e disperati dei figli. Complimenti alla Revolver, nuova casa di produzione e distribuzione, che ha avuto il coraggio di fare uscire in Italia questo film, davvero non pensavamo sarebbe arrrivato nelle nostre sale! Marco Catola
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