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Una donna imbavagliata e legata ad una sedia. Un televisore che trasmette un video in cui un uomo confessa di essere un serial killer. Un uomo di fronte a lei che la tiene prigioniera. E' lo stesso uomo del video. L'uomo spegne il televisore, le toglie il bavaglio e la sfida ad un gioco di parole. Se vince sarà libera, se perde morirà… Tratto dalla pièce teatrale di Jordi Galceran, "Palabras encadenadas", peraltro titolo originale del film, "Killing words" è un thriller psicologico che si muove, a tratti sapientemente a tratti maldestramente, in un clima di tensione crescente che riesce a confondere i punti di vista dello spettatore rimescolando abilmente le carte in tavola e disegnando un intricato rebus difficile da risolvere. Un film da camera con soli quattro attori, claustrofobico e d'effetto. Estremamente parlato, a volte forse anche troppo, ma che gioca con lo spettatore come fa il gatto col topo. La suspense rimane alta per buona parte del film anche se il ritmo scema progressivamente perdendosi in una miriade di parole che davvero uccidono lo spettatore. La regista, Laura Mañá, è un'attrice famosa in Spagna ("La teta y la luna" di Bigas Luna e "Nowhere" di Luis Sepulveda), qui al suo secondo film da regista dopo il pluripremiato "Compassionate sex", inedito in Italia. Il titolo originale del film, "Palabras encadenadas", significa parole incatenate ed è proprio il gioco di parole a cui il (presunto) serial killer sottopone la sua vittima. Marco Catola
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