KOMA

Regia: Lo Chi-Leung
Soggetto: Yeung Sin-Ling
Sceneggiatura: Susan Chan
Interpreti: Angelica Lee; Karena Lam; Andy Hui; Raymond Wong; Liu Kai-Chi
Fotografia: Chan Chi-Ying
Montaggio: Kong Chi-Leung
Origine: Hong Kong 2004
Durata: 90’


Durante un ricevimento nuziale in un lussuoso albergo, Chi Ching, la damigella d'onore, scopre l'ultima vittima di un brutale ladro di reni che da mesi terrorizza Hong Kong. Chi Ching, unica testimone oculare, sospetta che dietro ai terribili crimini si celi Suen Ling, una misteriosa ragazza presente al ricevimento, ma la polizia, messa al corrente della relazione tra la sospettata e il fidanzato di Chi Ching, preferisce seguire altre piste, pensando ad un'accusa costruita per un personale desiderio di vendetta.
Da questo momento la vita di Chi Ching, già piuttosto difficile a causa di una grave insufficienza renale che le lascia come unica speranza il trapianto, quasi impossibile a causa del suo raro gruppo sanguigno, si trasforma in un incubo e le due donne, poli opposti della stessa sofferenza, si troveranno unite in un unico fatale destino.
" Koma", diretto dal regista Lo Chi-Leung, vincitore nel 2003 degli Academy Awards Hong Kong come miglior giovane regista per "Inner Senses", la sua precedente pellicola, è ispirato ad una vecchia leggenda metropolitana la quale racconta di una sfortunata vittima che si sveglia in una vasca da bagno, riempita di ghiaccio, con un rene rimosso ed un messaggio, scarabocchiato sul muro, che le consiglia di chiamare la polizia se desidera rimanere in vita.
Il regista sceglie la strada del giallo psicologico, concentrandosi più sull'amicizia malata tra le due protagoniste che sullo svolgimento della trama, con il risultato che l'intreccio narrativo risulta quanto di più prevedibile si possa immaginare. I colpi di scena, le sorprese che dovrebbero far saltare lo spettatore dalla poltrona, possono essere intuite facilmente e, come se non bastasse, alcuni passaggi narrativi dipendono da caratteri talmente stupidi e improbabili che si viene travolti dal desiderio di lasciare la sala.
Per peggiorare il tutto arrivano i riferimenti cinefili, da "Shining" di Stanley Kubrick, peccato che la scena con Chi Ching che maneggia con disinvoltura l'ascia risulti più ridicola che spaventosa, ai classici gialli di Alfred Hitchcock, dal quale il regista di Hong Kong dichiara di aver tratto ispirazione per il ritmo del film che "vuole dare al pubblico le stesse emozioni di una corsa sulle montagne russe". A questo punto ogni ulteriore commento sarebbe superfluo.

Anna Lai