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KUKUSHKA Regia: Alexander
Rogozhkin
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| Durante
la Seconda Guerra mondiale, un soldato finlandese viene incatenato ad una
roccia dai suoi compagni in ritirata ed abbandonato al suo destino. Contemporaneamente
un capitano dell'Armata Rossa viene arrestato dalla polizia segreta di frontiera
e sta per essere giustiziato. Entrambi sono stati condannati a morte dai
loro superiori. Entrambi si salvano per un pelo, l'uno riesce a liberarsi,
l'altro viene ferito in un attacco aereo che uccide i suoi giustizieri.
Entrambi trovano rifugio presso la fattoria di una giovane donna saami che
si prenderà cura di loro. Tre persone. Tre lingue. Tre mondi. I due uomini sono nemici, appartengono a due armate contrapposte, uno parla solo russo, l'altro solo finlandese (nella versione italiana il russo parla russo mentre il finlandese parla italiano, quindi all'inizio si fatica un po' a capirne le differenze etniche e politiche), la donna, che parla solo la lingua saami, non li vede né come soldati né come nemici ma solo come uomini bisognosi di aiuto. Da una confusione linguistica (il finlandese scambia un'imprecazione del suo compagno di sventura per il suo nome e per tutto il film lo chiama così) si arriva però ad una univoca certezza di fondo, l'amore non ha nazionalità, è un linguaggio universale. La donna, infatti, rappresenta l'elemento di congiunzione e di avvicinamento tra i due, prima li cura, poi li seduce e ci fa l'amore. Una dea della salvezza decisamente sui generis, una sorta di strega del Nord che con tisane benefiche, intrugli medicamentosi ed incantesimi d'amore riesce a trasformarli in "amici". Kukushka indica sia l'espressione russa per indicare i cecchini finlandesi sia il nomignolo della donna (cuculo). Marco Catola |
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