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Laissez-passer Regia: Bertrand
Tavernier |
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Siamo a Parigi
nel 1942, la tedesca Continental Film, diretta dal Dr. Graven, produce
film francesi mettendo sotto contratto i migliori registi, sceneggiatori
ed attori, per realizzare, spesso con scarti di pellicola e pochissimi
giorni di lavorazione, film di qualità sotto lo sguardo attento
della censura politica. Jean Devaivre è un aiuto regista che sceglie
di collaborare con la Continental, riuscendo però con vari espedienti
ad eludere la firma di un regolare contratto, unicamente per dissimulare
la sua attività nella Resistenza, "Io voglio solo che se ne
vadano", rivela ad un collega. L'altro Jean, Aurenche, è invece
uno sceneggiatore, disordinato e donnaiolo cerca in ogni modo di sottrarsi
a qualsiasi proposta di lavoro da parte dei tedeschi, la sua "resistenza"
si compie proprio nel momento in cui prende la penna ed inizia a scrivere,
di tutto e per tutti tranne che per la Continental. Accanto a loro tanti
altri personaggi, appartenenti al mondo del cinema oppure no, alcuni con
gli invasori altri contro, ma tutti uniti nella lotta contro il freddo
e la fame, accomunati dal desiderio di sopravvivere. Bertrand Tavernier
ha dedicato il film proprio a coloro che hanno vissuto questa esperienza,
prendendo il via dal mondo del cinema e stimolando la narrazione con riferimenti
cinefili e trovate divertenti, come il busto in bronzo di Hitler usato
da Graven come appendiabiti, il regista riesce, attraverso la decisione
di concentrare in ogni scena numerose vicende, a raccontare sia della
resistenza e del collaborazionismo al nazismo nella Francia occupata,
sia singole storie personali, mescolando fatti realmente accaduti con
la finzione filmica ci coinvolge nel flusso narrativo. Seduta comodamente
nella mia poltrona, ansimavo insieme al protagonista nei 770 km percorsi
in bicicletta, tra andata e ritorno, da Devaivre per raggiungere la moglie
e il figlioletto in campagna, ed ho sentito i battiti del mio cuore accelerare
nel momento di sistemare l'esplosivo nella stazione ferroviaria controllata
dai tedeschi, e come non condividere il disgusto del "puro"
Aurenche verso tutti quei francesi che, della collaborazione con i nazisti,
hanno fatto un motivo di arricchimento? Anna Lai |
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