Laissez-passer

Regia: Bertrand Tavernier
Sceneggiatura: Jean Cosmos
Interpreti : Jacques Gamblin; Denis Podalydes; Marie Gillain; Charlotte Kady; Marie Desgranges
Origine : Francia 2002
Durata: 170'
Sito ufficiale: www.bacfilms/site/laissezpasser

Siamo a Parigi nel 1942, la tedesca Continental Film, diretta dal Dr. Graven, produce film francesi mettendo sotto contratto i migliori registi, sceneggiatori ed attori, per realizzare, spesso con scarti di pellicola e pochissimi giorni di lavorazione, film di qualità sotto lo sguardo attento della censura politica. Jean Devaivre è un aiuto regista che sceglie di collaborare con la Continental, riuscendo però con vari espedienti ad eludere la firma di un regolare contratto, unicamente per dissimulare la sua attività nella Resistenza, "Io voglio solo che se ne vadano", rivela ad un collega. L'altro Jean, Aurenche, è invece uno sceneggiatore, disordinato e donnaiolo cerca in ogni modo di sottrarsi a qualsiasi proposta di lavoro da parte dei tedeschi, la sua "resistenza" si compie proprio nel momento in cui prende la penna ed inizia a scrivere, di tutto e per tutti tranne che per la Continental. Accanto a loro tanti altri personaggi, appartenenti al mondo del cinema oppure no, alcuni con gli invasori altri contro, ma tutti uniti nella lotta contro il freddo e la fame, accomunati dal desiderio di sopravvivere. Bertrand Tavernier ha dedicato il film proprio a coloro che hanno vissuto questa esperienza, prendendo il via dal mondo del cinema e stimolando la narrazione con riferimenti cinefili e trovate divertenti, come il busto in bronzo di Hitler usato da Graven come appendiabiti, il regista riesce, attraverso la decisione di concentrare in ogni scena numerose vicende, a raccontare sia della resistenza e del collaborazionismo al nazismo nella Francia occupata, sia singole storie personali, mescolando fatti realmente accaduti con la finzione filmica ci coinvolge nel flusso narrativo. Seduta comodamente nella mia poltrona, ansimavo insieme al protagonista nei 770 km percorsi in bicicletta, tra andata e ritorno, da Devaivre per raggiungere la moglie e il figlioletto in campagna, ed ho sentito i battiti del mio cuore accelerare nel momento di sistemare l'esplosivo nella stazione ferroviaria controllata dai tedeschi, e come non condividere il disgusto del "puro" Aurenche verso tutti quei francesi che, della collaborazione con i nazisti, hanno fatto un motivo di arricchimento?
I personaggi e le loro storie si susseguono grazie a una serie di incontri/scontri, li seguiamo per le strade di Parigi ognuno preso dalla propria quotidianità, tra nascite, bombardamenti e "ciak…si gira", respiriamo il clima di tensione e precarietà con il quale la Francia, ma in realtà ogni nazione che abbia subito una simile esperienza, ha affrontato l'occupazione tedesca, e percepiamo che quella storia è anche la nostra.

Anna Lai