La Rentrée

Regia :Franco Angeli
Soggetto e sceneggiatura: Franco Angeli e Francesco Salvi
Direttore della fotografia: Marcello Montarsi
Scenografia: Mario Rossetti
Costumi: Paola Bonucci
Trucco: Luigi Ciminelli
Montaggio: Roberto Missiroli
Musiche: Stefano Arnaldi
Cast: Francesco Salvi, Livia Bonifazi, Franco Di Francescantonio, Nando Gazzolo, Nestor Garaj, Pasquale Anselmo, Flavio Insinna
Origine: Italia, 2001
Sito: www.lantia.it

La storia di Mario Gibellini, detto le danseur, non è poi tanto diversa da quella di La Motta di Toro Scatenato o di Simone di Rocco e i suoi fratelli. La boxe tradizionalmente è uno degli sport più nobili che esistano ma ha finito per assumere connotazioni di malinconica e sporca dannazione, tanto più affascinante quanto più degenerata ed estrema...Ma cosa spinge veramente un boxeur a fracassare e a fracassarsi di botte su un ring? La gloria, i soldi , la pulsione autodistruttiva o forse qualcosa di più viscerale, di più inconscio e inspiegabile che solo alcuni (s)fortunati possiedono? Mario Gibellini non può fare a meno della boxe, neppure quando ormai ha superato i 40 anni, è più forte di lui, sa che rischia tutto, la famiglia, l'amore, l'amicizia, la libertà ma non riesce a stare lontano dal ring. La sua boxeaddiction è irrecuperabile, i pugni sono la sua droga, il ring è il suo circolo vizioso e per disintossicarsi ha bisogno di un taglio netto con la vita di sempre. La faccia di Francesco Salvi non è certo quella di Robert De Niro o di Renato Salvatori ma non sfigura, il problema semmai è un altro: paradossalmente, come nel film, anche nella realtà il passato non risparmia nessuno. Gibellini è stato in carcere (e ci ritorna pure), il suo passato lo schiaccia e non lo rende libero, Salvi è imprigionato nel suo passato televisivo e di comico da cabaret, negli ultimi dieci anni si è buttato nel teatro cercando di cancellare il Drive in e "C'è da spostare una macchina". In Italia (purtroppo)chi ha scelto una via difficilmente riesce a cambiare strada, ne sanno qualcosa Boldi che ha tentato invano di rinnovare la propria immagine con Festival di Pupi Avati e lo stesso Totò che nonostante Uccellacci e uccellini di Pasolini non riuscì mai a scrollarsi di dosso l'etichetta di comico napoletano. Gli sforzi di Salvi, anche sceneggiatore, non bastano: il limite di La rentrée è proprio nella contaminazione televisiva che infetta il film( vuoi per la faccia inflazionata del protagonista vuoi per il piattume stilistico di Angeli) e nella conseguente castrazione del senso di nostalgica partecipazione che si percepisce in tutti e dodici i round che scandiscono la storia.

Marco Catola