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La
Rentrée |
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storia di Mario Gibellini, detto le danseur, non è poi tanto diversa
da quella di La Motta di Toro Scatenato o di Simone di Rocco e i suoi fratelli.
La boxe tradizionalmente è uno degli sport più nobili che
esistano ma ha finito per assumere connotazioni di malinconica e sporca
dannazione, tanto più affascinante quanto più degenerata ed
estrema...Ma cosa spinge veramente un boxeur a fracassare e a fracassarsi
di botte su un ring? La gloria, i soldi , la pulsione autodistruttiva o
forse qualcosa di più viscerale, di più inconscio e inspiegabile
che solo alcuni (s)fortunati possiedono? Mario Gibellini non può
fare a meno della boxe, neppure quando ormai ha superato i 40 anni, è
più forte di lui, sa che rischia tutto, la famiglia, l'amore, l'amicizia,
la libertà ma non riesce a stare lontano dal ring. La sua boxeaddiction
è irrecuperabile, i pugni sono la sua droga, il ring è il
suo circolo vizioso e per disintossicarsi ha bisogno di un taglio netto
con la vita di sempre. La faccia di Francesco Salvi non è certo quella
di Robert De Niro o di Renato Salvatori ma non sfigura, il problema semmai
è un altro: paradossalmente, come nel film, anche nella realtà
il passato non risparmia nessuno. Gibellini è stato in carcere (e
ci ritorna pure), il suo passato lo schiaccia e non lo rende libero, Salvi
è imprigionato nel suo passato televisivo e di comico da cabaret,
negli ultimi dieci anni si è buttato nel teatro cercando di cancellare
il Drive in e "C'è da spostare una macchina". In Italia
(purtroppo)chi ha scelto una via difficilmente riesce a cambiare strada,
ne sanno qualcosa Boldi che ha tentato invano di rinnovare la propria immagine
con Festival di Pupi Avati e lo stesso Totò che nonostante Uccellacci
e uccellini di Pasolini non riuscì mai a scrollarsi di dosso l'etichetta
di comico napoletano. Gli sforzi di Salvi, anche sceneggiatore, non bastano:
il limite di La rentrée è proprio nella contaminazione televisiva
che infetta il film( vuoi per la faccia inflazionata del protagonista vuoi
per il piattume stilistico di Angeli) e nella conseguente castrazione del
senso di nostalgica partecipazione che si percepisce in tutti e dodici i
round che scandiscono la storia.
Marco Catola |
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