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LAST FOOD Regia: Daniele
Cini
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aereo in volo tra Tokyo e Parigi precipita in Tibet, gli unici due superstiti
sono Grumand, titolare di una ditta di catering e Takano, chef cordon bleu. Intono a loro soltanto montagne innevate e disabitate, niente che faccia pensare ad un'immediatezza nei soccorsi, l'unica possibilità di sopravvivere è mettersi in cammino portando con loro i pochi viveri disponibili, nella speranza di incontrare presto un centro abitato. Nel corso della lunga camminata vengono alla luce tutte le differenze tra i due protagonisti; la chiave che ci consente di entrare nell'anima dei due uomini, ma si potrebbe parlare di due culture, quella europea e quella asiatica, è costituita dal loro rapporto con il cibo. Grumand non bada alla qualità delle pietanze preparate nella sua azienda, il cibo è un mezzo per "fare soldi", non importa se il pollo è transgenico e il dolce una overdose di colesterolo, si deve mangiare per sopravvivere, tutto il resto non conta. A questa visione della vita, pratica ma anche estremamente egoistica, si contrappone quella universale e spirituale di Takano per il quale la preparazione e la degustazione del cibo sono un rito da espletare, anche in una landa desolata, con calma e amore, una cerimonia in grado di rendere buonissimi persino i sassi. Primo lungometraggio per Daniele Cini, primo episodio di un progetto sui cinque sensi che, come afferma il regista "offrono belle metafore su quello che, nella vita, pur contando moltissimo si tende a perdere o a tradire". L'esperienza di Cini nei cortometraggi ha fortemente condizionato la riuscita di Last Food, dopo la prima parte, infatti, il film si trasforma, sviluppando una seconda parte completamente diversa sia per ambientazione, sia per tecnica di regia ma, soprattutto, per linguaggio, che da simbolico diventa realistico. Una combinazione tra favola e realtà sicuramente difficile ed insolita ma riuscita soltanto in parte, così alla fine il film appare troppo lungo, alcune scelte di regia piuttosto azzardate e gli attori spesso poco convincenti. Anna Lai
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