LAST RESORT

Regia: Paul Pawlikovsky
Sceneggiatura: Paul Pawlikovsky, Rowan Joffe
Cast: Dina Korzun, Artyom Strelnikov, Paddy Considine, Lindsey Honey, Dave Bean
Fotografia: Ryszard Lenczewski
Montaggio: David Charap
Origine: GB, 2000
Durata: 90'

Una giovane donna ed il suo bambino. Dalla Russia senza amore. Arrivano in Inghilterra ma il fidanzato "inglese" non si presenta e vengono bloccati alla frontiera. L'unica possibilità è spacciarsi per rifugiati politici. Così facendo superano il confine ma è come se fossero in prigione: non possono lasciare la città sul mare dove si trovano né l'appartamento assegnato, sono controllati da telecamere e la loro vita è un incubo.
Il mare è grigio come il cielo ma a volte qualche spiraglio di luce arriva anche in questo posto dimenticato da Dio.
Primo lungometraggio di Paul Pawlikovsky, documentarista di origine russa premiato al BAFTA 2001 come talento più promettente del cinema britannico, Last resort non è un film sull'immigrazione. La giovane russa non è povera (è un'illustratrice di libri per l'infanzia), decide di andare all'Estero per amore e non per cambiare vita e si trova sola e confusa in un mondo ostile e freddo.
E' un film sullo smarrimento, sulla solitudine, sull'illusione (e la disillusione). La telecamera sta addosso ai due protagonisti, in particolare alla madre, e non se ne stacca mai, delineando un quadro desolato e desolante di tutte quelle persone che per un motivo o per un altro si trovano lontano da casa in un Paese che non conoscono.
Pawlikovsky evita la facile retorica, preferisce raccontare più che commuovere, tralascia di seguire un ordine narrativo regolare e opta per la via del realismo lucido e disincantato senza perdersi in demonizzazioni sociopolitiche o in prevedibili inondazioni di melassa.

Marco Catola