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LE DIVORCE Regia: James
Ivory
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| La
californiana Isabel va a Parigi a trovare la sorella Roxeanne, incinta al
quinto mese e in procinto di divorziare dal marito Charles-Henri che l'ha
lasciata per una ballerina russa. Una volta giunta in Francia, Isabel si
lascia sedurre dal fascino del cibo, della moda, dello stile e anche degli
uomini francesi, perdendo di vista il vero motivo per cui è venuta.
La situazione peggiora quando entra in ballo un prezioso dipinto di proprietà
di Roxeanne che però in caso di divorzio andrebbe diviso anche con
Charles-Henri e si fa vivo il pericoloso marito della ballerina russa che
non ha tutte le rotelle a posto. Basato sull'omonimo bestseller di Diane Johnson, da cui Ivory con la sua collaboratrice di sempre, Ruth Prawer Jhabvala, ha ricavato la pessima sceneggiatura, Le divorce vorrebbe essere una commedia corale di stampo altmaniano ma in realtà rimane troppo superficiale per poterci assomigliare anche solo alla lontana. I personaggi sono troppi e troppo insulsi come l'avvocato divorzista, interpretato da Jean-Marc Barr, o il marito della ballerina russa, interpretato da Matthew Modine, o gli stessi genitori di Isabel e Roxeanne che non hanno il benché minimo spessore. Ne deriva che tutto quello che si sviluppa attorno a loro risulta inevitabilmente poco credibile (la storia d'amore di Roxeanne con l'avvocato, il crimine passionale di Modine, l'intervento dei genitori). Certo le frecciatine che si lanciano Americani e Francesi tra loro sono abbastanza pungenti e strappano il sorriso soprattutto in un momento storico e politico così critico per queste due nazioni ma la diversità e la complessità di due culture non possono essere risolte con una manciata di battutine sui diversi punti di vista rispetto alla moralità, all'amore e al sesso. Le divorce è un film involuto, poco scorrevole, insensato, vanesio, sciocchino e pure noioso. Sembra quasi che Ivory, se abbandona i costumi e i fasti d'altri tempi, non riesca più a muoversi. Non che i suoi ultimi film d'epoca fossero dei capolavori però almeno dava l'impressione di saperseli gestire meglio. Forse il povero Ivory, come del resto il nostro Zeffirelli, farebbe meglio a smettere di girare film e a ritirarsi in campagna dedicandosi, che so, al punto croce e al thé delle cinque proprio come una brava zietta inglese. Marco Catola |
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