LEGAMI DI FAMIGLIA

Regia: Pietro Sagliocco
Cast: Claudio Bigagli, Massimo Ranieri, Isa Danieli, Pier Paolo Capponi, Leopoldo Trieste, Laura Sagliocco, Giovanna Carcasci
Sceneggiatura: Pietro Sagliocco
Fotografia: Roberto Locci
Montaggio: Domenico Varone
Produzione: Laboratorio Due
Distribuzione: Istituto Luce

 


La malattia della madre porta a riunirsi dopo anni di lontananza tre fratelli: Paola, che è (infelicemente) sposata ed insegnante di lettere, Luca, che non è riuscito a combinare nulla nella vita e vive solo, e Marco, che risente più degli altri della mancanza di una vera famiglia.
Tre vite. Tre microcosmi. Tre diverse reazioni di fronte alla sofferenza. Paola è travolta dai traumi dell'infanzia e si rifugia nel mondo della follia. Luca non riesce a relazionarsi con il resto della famiglia, in particolare con il padre, e sfugge alla sofferenza con il sesso e la violenza. Marco, che è il più sensibile, si tuffa, suo malgrado, nel mare dei ricordi, ricordi che non gli permettono di liberarsi di un passato ingombrante e di vivere senza scheletri nell'armadio.
Legami di famiglia segna l'esordio ufficiale (il "vero" esordio è rappresentato da Quadro d'autore del 1991 mai uscito nelle sale!) di Pietro Sagliocco, particolare cineasta che ha iniziato come produttore (con Dazzi ha prodotto tra l'altro "La fine del gioco" di Gianni Amelio e "Le parole a venire" di Peter Del Monte) e ha potuto girare questo film grazie al finanziamento del Consiglio dei ministri (la sceneggiatura ha vinto il Premio Solinas e il film è stato ritenuto di interesse culturale nazionale) e alla propria produzione, la Laboratorio due.

Milo Cosma


LA PAROLA AL REGISTA:

"La morte di mia madre e la rottura del profondo legame che mi univa a lei ha rappresentato un momento fondamentale per la mia crescita interiore.
Per colmare il vuoto della sua assenza ho sentito forte il bisogno di farla "rivivere" attraverso il racconto del suo rapporto con mio padre e con noi figli.
Ed è così che è nata la sceneggiatura di LEGAMI DI FAMIGLIA.
Tutti gli sforzi sono stati diretti a far sì che io identificassi nei personaggi da me creati i miei familiari perché era l'unico modo per "sentirli" sul piano affettivo ed emotivo. Inspiegabilmente, però, pur aderendo ai modelli ai quali mi ero ispirato, questi personaggi agivano e si comportavano in modo diverso.
Ho compreso solo dopo che, senza che io me ne fossi reso conto, un bisogno ancora più grande si era sovrapposto a quello di far "rivivere" mia madre: il bisogno di esprimere in totale libertà l'amore per i miei genitori, amore che fin dall'adolescenza mi ero impedito di manifestare nella sua pienezza per il terrore che la mia affettività subisse violenze e lacerazioni.
E così gli impulsi ai quali ho dato incondizionato ascolto mi hanno inconsapevolmente guidato verso l'unica strada percorribile: quella di "cancellare" la parte violenta e disumana del loro comportamento e di attutire le nevrosi, le aberrazioni e le sopraffazioni che abitualmente regolavano i rapporti familiari, in modo da lasciare emergere la parte migliore di loro, quella che li rendeva persone dal volto umano vittime di un amore impossibile.
E' evidente che l'uomo ha piegato lo sceneggiatore ai suoi bisogni "sottraendo" le scene più spettacolari ed un climax di sicuro impatto pur di consentire il compimento di un percorso interiore.
Così come ha "guidato" il regista ad utilizzare un linguaggio elementare affinché la macchina da presa non intervenisse a "disturbare" il flusso emozionale del racconto."

Pietro Sagliocco