I lunedì al sole

Titolo originale: Los lunes al sol
Regia: Fernando Leon de Aranoa
Cast: Javier Bardem, Luis Tosar, Jose Angel Egido, Nieve de Medina
Sceneggiatura: Fernando Leon de Aranoa, Ignacio del Moral
Produzione: Juame Roures, Jerome Vidal, Elias Querejeta, Andrea Occhipinti
Origine: Spagna, 2002
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 113'
Sito: www.luckyred.it

 

I lunedì al sole sono quelli trascorsi fissando il mare e l'orizzonte, con uno sguardo al passato e uno verso un futuro sempre più incerto. E' quello che succede quando si disoccupati da molto tempo, da quando il cantiere navale di una piccola città spagnola ha chiuso, mandando a casa gli operai e buttando sul lastrico le loro famiglie. C'è chi, come Santa, è ancora pieno di rabbia e non perde occasione per sfogarsi, sognando di rifarsi una vita lontano, magari in Australia. Chi, come José, ha dei rimorsi nei confronti della moglie, costretta a turni estenuanti in fabbrica; c'è chi continua caparbiamente a provarci, come Lino, mani sudate per la tensione e capelli ormai grigi, che si reca ai colloqui di lavoro con sempre meno convinzione. E c'è chi ce l'ha fatta, aprendo con i soldi della liquidazione un bar in cui puntualmente gli amici si ritrovano per affogare le frustrazioni nell'alcol. Uomini soli e solitari che nascondono il dolore dietro l'allegria di una sbornia. Se non fosse per i sapori iberici che si respirano costantemente, saremmo in un film di Ken Loach. Forse con meno pessimismo e con una rabbia più temperata, ma con la stessa alchimia tra humour e tristezza che il giovane de Aranoa sa calibrare magistralmente. Perché quando si affrontano temi delicati come la perdita di un posto di lavoro e l'annullamento della dignità umana, l'ironia può essere un'ottima arma per non cadere nel patetico. Un'arma che graffia e lascia l'amaro in bocca. Ecco allora che le strampalate teorie filosofiche di Santa, i colloqui di lavoro di Lino, le chiacchiere e i battibecchi, diventano la linfa vitale del film e rivelano al contempo l'enorme affetto e il rispetto infinito con cui il regista accompagna il cammino di questi eroi così fragili. Numerosi i riconoscimenti ricevuti, tra i quali spiccano quello come miglior film al festival di San Sebastian e ben cinque premi Goya 2002: miglior film, miglior regia, ed attori (a Javier Bardem, Luis Tosar, José Angel Egido).

Simona Ottavo

Intervista a Fernando Leon de Aranoa e Javier Bardem

La scena iniziale del film mostra degli scontri di piazza. Erano scene reali?
Sì, sono state girate tre anni prima delle riprese. Stavamo documentandoci e ci siamo recati nel cantiere navale di una città della Galizia, in cui gli operai licenziati si erano asserragliati. Pensavamo solo di raccogliere testimonianze, non di inserire quelle scene nel film. La cosa più importante di quell'esperienza è stato partecipare alle assemblee, ascoltare cosa pensavano a proposito del lavoro e della difesa collettiva di esso, pensieri che si sono ritrovati poi nel personaggio di Santa (Javier Bardem).

Lei è nato nel 1968, in un periodo di contestazioni. Quanto è importante per lei riportarle sullo schermo oggi?
Credo che la cosa per me più importante non abbia a che fare con il cinema. Ho visto alla tv ciò che stava succedendo in Galizia e sono andato lì spinto da un interesse personale. Ho realizzato anche dei documentari sulla Bosnia e sul movimento zapatista in Messico, per me l'importante e raccontare qualcosa e imparare, senza avere un atteggiamento puramente vojeurista.

Il ritmo è volutamente lento?
Inizialmente il film doveva trattare di un episodio accaduto in Galizia, ossia del sequestro di un traghetto da parte dei disoccupati. A poco a poco però l'episodio è stato eliminato per fare posto alle storie dei singoli personaggi. Volevo che l'impalcatura sulla quale essi si muovono fosse trasparente, è per questo che il ritmo è lento, ma è giustificato.

I suoi film rientrano nel filone europeo che racchiude autori come Ken Loach e i fratelli Dardenne. Ha reso omaggio a questi registi?
Sì, ma cerco di non ispirarmi troppo ad essi. Preferisco prendere spunto dalle persone e dalla quotidianità.

Cosa pensa del paradosso secondo il quale da quando la sinistra ha perso il potere c'è stata un'esplosione al cinema di film che trattano tematiche sociali?
Questo accade perché quando la politica è carente si cercano altre forme d'arte che parlino di urgenze e problematiche.

Come mai i personaggi non si pongono domande su altre realtà e sulla politica, ma sembrano essere piuttosto isolati?
In parte perché sono passati tre anni dal loro licenziamento e volevo parlare più che altro della loro lotta per la sopravvivenza quotidiana. Ecco perché non ci sono riferimenti politici, sono in una delle scene finali si parla del sindacato. Inoltre ho voluto mantenere un livello di astrazione per raccontare una storia universale, in cui si potesse riconoscere più di un paese.

E' rimasto deluso per la mancata candidatura all'Oscar? Crede che ciò dipenda dalla freddezza degli americani nei confronti di queste tematiche?
Gli unici riferimenti concreti sono le proiezioni al Sundance Festival, lì le reazioni sono state simili a quelle spagnole. Ciò che mi dispiace è che con l'Oscar il film avrebbe avuto maggiori possibilità di arrivare ad un pubblico più vasto.

Ci sono state reazioni da parte della stampa di destra?
Al Festival di San Sebastian le reazioni sono state positive, mentre al Festival di Goya ci sono state delle contestazioni perché molti registi hanno voluto dire no alla guerra e una parte del governo ha accusato il mondo dello spettacolo di fare propaganda politica.

Il personaggio di Lino è quello più significativo sia per l'età che per l'umanità che sa trasmettere pur avendo poche battute…
Ho cercato di mostrare il diverso impatto della disoccupazione. Lino è il più anziano, quello che per presentarsi ad un colloquio è costretto a travestirsi per sembrare più giovane. Josè è sposato e vorrebbe essere lui a portare i soldi a casa. Santa invece è il ribelle, quello che non accetta la situazione. José Angel Egido, l'attore che interpreta Lino, in questi giorni è in Italia per girare una fiction con i fratelli Taviani. Per il suo personaggio ha usato molto la gestualità, i primi piani su di lui sono frequenti.

Ha presentato il film ai lavoratori? Che reazione hanno avuto?
L'ho presentato e penso che la proiezione migliore sia stata proprio quella. Erano presenti un migliaio di lavoratori e la loro reazione è stata emozionante. Lo striscione con il titolo è stato utilizzato in manifestazioni seguenti. Si sono riconosciuti, ed è stato importante.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Sto scrivendo una storia che narra del rapporto tra due amiche, una spagnola e una emigrante, ma è presto per parlarne.

Signor Bardem, per il personaggio di Santa ha studiato la postura?
Penso che Fernando sia un ottimo sceneggiatore, il personaggio era già costruito, all'attore resta poco da fare. Ho solo aggiunto la corporeità e la gestualità, mi sono divertito molto in questo lavoro. Ho smesso di fumare e sono ingrassato di parecchi chili.

Cosa l'ha spinta a scegliere questa sceneggiatura? Quanti ruoli da operaio le vengono proposti?
Non molti, perché si pensa che la gente sia poco interessata. In realtà sono pochi i registi che ne sanno trarre dei bei film. Mi considero un attore privilegiato,perché lavoro costantemente, ma conosco la realtà dei disoccupati abbastanza da poterne parlare.

In questo momento come si sente riguardo il suo lavoro?
Questo film ha coinciso con la mia candidatura all'Oscar per "Prima che sia notte" di Julian Schnabel, dopo la quale ho ricevuto molte proposte dagli USA, ma nessuna buona come questa. Non sono ossessionato dalla fama e dai soldi, sono orgoglioso di ciò che sto facendo. E' il miglior film che ho fatto. Spero di continuare a lavorare per migliorarmi come attore.

Simona Ottavo