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LUNEDI'
MATTINA
Regia: Otar
Iosseliani
Cast: Jacques Bidou , Armand Chagot, Narda Blanchet,
Anna Kravz Tarnavsky, Otar Iosseliani,
Fotografia: William Lubtchansky
Scenografia: Emmanuel de Chauvigny
Montaggio: Otar Ioseliani
Origine: Francia, 2002
Durata: 122'
Link: www.mikado.it
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Il lunedì
mattina è il giorno peggiore della settimana. Il giorno che segna
l'inizio della routine, del ripetersi di gesti, movimenti, azioni sempre
uguali. Il giorno in cui rientriamo(volenti o nolenti) ad occupare il
ruolo che la società vuole che occupiamo. Il giorno che omologa
tutti e tutto sotto il segno dell'ordine psico-socio-temporale. E se qualcuno
decide di scardinare questa opprimente e rituale catena di montaggio,
cosa succede? Niente. O forse qualcosa. Sì qualcosa forse cambia
ma sempre e soltanto dentro di noi e non in quello che ci circonda.
Iosseliani analizza la società di oggi con gli occhi di un sociologo
più che di un regista. Ma scordatevi l'immagine del sociologo barboso
e incontestabile dei trattati e dei sondaggi. La sua analisi è
puramente ludica, a tratti ilare e stralunata, a tratti pungente e seria
(ma mai seriosa). Iosseliani ha cari gli insegnamenti del vecchio e saggio
Seneca: non si fugge dai problemi prendendo una nave e partendo per nuovi
lidi perché i problemi se non vengono risolti rimarranno sempre
con te. Al teorema di Seneca Iosseliani aggiunge forse qualcosa di più
pessimistico: ovunque tu vada quello da cui fuggi te lo ritrovi pari pari.
Ne sa qualcosa il protagonista, Vincent, operaio di fabbrica con velleità
artistiche, che, stanco di un lavoro monotono, di una famiglia che gli
è indifferente e di una società che gli proibisce tutto
(in particolare di fumare), fugge a Venezia, dove però scopre che
la realtà non è poi così diversa dalla sua. L'occhio
del regista è sempre lucido e sarcastico nel delineare i caratteri
dei suoi tragicomici personaggi (il prete che spia la vicina nuda, il
postino che legge la posta degli altri, la vecchina che fuma e sfreccia
in auto, il finto paraplegico che si alza dalla carrozzella, il nobile
decaduto che suona il piano in playback), eppure questa volta il gioco
divertito e divertente si inceppa e non lascia un segno incisivo come
in "Addio terraferma" ma finisce per perdersi tra le calle veneziane.
Marco Catola
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