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MACHUCA
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Machuca è
la storia di un'amicizia. Un'amicizia tra due bambini (Infante e Machuca)
che si ritrovano in classe nonostante le abissali differenze sociali (Infante
è dei quartieri alti del centro di Santiago, Machuca della baraccopoli
illegale situata nelle vicina periferia). Un'amicizia che nasce e si sviluppa
parallelamente agli eventi storico-politici del Cile del 1973, immediatamente
prima del colpo di stato che avrebbe spodestato il governo democratico
di Allende e imposto la dittatura. Un'amicizia che purtroppo subirà un
duro contraccolpo proprio in virtù degli imminenti mutamenti ma della
cui quasi inevitabile crisi si avvertivano già in precedenza le prime
avvisaglie. I due bambini appartengono a mondi differenti che si sfiorano
ma non si incontrano mai. C'è un muro invisibile che li divide, un muro
che alcune persone (come padre McEnroe, preside della scuola parrocchiale
dei due bambini) vorrebbero abbattere. Ma non basta il fervore rivoluzionario
a sovvertire l'ordine reazionario che non vuole cambiare i propri assiomi
favorendo l'integrazione e la democrazia. E questo il regista del film
lo sa bene. Dopo il sottovalutatissimo "La fiebre del loco", presentato
al Festival di Venezia del 2001, da noi purtroppo inedito, Wood analizza
con "Machuca" la storia del suo Paese attraverso gli occhi di un bambino.
Occhi ingenui e puri destinati purtroppo a perdere tutto il loro candore.
Machuca è lo specchio dell'illusione. L'illusione di poter amare al di
là di tutto. Quando si è piccoli si riesce ad andare oltre tutte le differenze
ma già a quell'età si percepisce che c'è qualcosa che non va. Lo percepisce
Machuca quando il padre ubriaco gli dice che da grande non farà altro
che pulire cessi e lo percepisce Infante quando i genitori davanti alla
tv parlano con disprezzo dei "comunisti" che protestano in strada. Ma
alla fine non è l'amore che vince. Ma l'ingiustizia, la disparità economica,
il razzismo, l'ignoranza. E non c'è niente da fare… Marco Catola
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