IL MAESTRO E LA PIETRA MAGICA

Titolo originale: Kniga masterov
Regia: Vadim Sokolovsky
Cast: Mariya Andreeva, Maksim Loktionov, Liya Akhedzhakova, Leonid Kuravlyov, Artur Smolyaninov, Irina Apeksimova, Olga Aroseva, Valentin Gaft
Scenografia: Sergey Alibekov, Mikhail Filatov
Costumi: Natalia Dzioubenko, Ekaterina Dyminskaja
Sceneggiatura: Anna Starobinets, Anna Starobinets
Musiche: Yuri Poteyenko
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Origine: Russia, 2009
Durata: 95’
Sito: www.disney.ru/knigamasterov
Data di uscita: 23 Luglio 2010
Numero di copie: 12

 

Se sia stato il successo de I guardiani della notte di Bekmambetov, che in patria ha incassato più di Spiderman 2 e Il Signore degli Anelli, non si sa ma certo è che Hollywood ha cominciato a guardare con attenzione alla nuova cinematografia russa e prima fra tutte la Disney, che già aveva investito in una fiaba europea non di lingua inglese (Maga Martina e il libro magico del draghetto), continua a puntare sull’Europa. Il maestro e la pietra magica è il primo kolossal fantasy con cast russo e interamente in lingua russa prodotto e distribuito da casa Disney. Per chi si aspettasse una versione cirillica di Harry Potter o Le cronache di Narnia resterà sicuramente deluso. Qui ci troviamo di fronte ad un ardito tentativo di trovare un compromesso tra l’immortale tradizione delle fiabe russe e la moderna concezione di fantasy. Da una parte ci sono personaggi archetipici della cultura russa, pressoché sconosciuti a noi occidentali, come la strega Baba Yaga, la sirena dei boschi, il guerriero errante. Dall’altra gli effetti di computer grafica applicati a location e sfondi arcaici che riecheggiano lo stile del fantasy più recente (primo fra tutti Il signore degli anelli). Ne esce un mix abbastanza spiazzante che fa cozzare una ironia prettamente infantile con uno spirito dark più adulto, esemplificato dal contrasto tra la solarità sgargiante e folcloristica del villaggio del giovane protagonista e il regno della Contessa di pietra (con tanto di immancabile torre di chiara ispirazione tolkeniana). Il risultato fa di sicuro storcere il naso soprattutto per la scarsa coesione tra una prima parte più descrittiva (con voce narrante e pagine del libro a cartoni animati) e una seconda più ricca d’azione (con una miriade di personaggi soltanto abbozzati come nella presentazione della puntata pilota di una serie tv). A metà tra Biancaneve e La storia infinita una favola moderna e retrò al tempo stesso, di impostazione classica ma con simpatiche trovate che denotano una certa inventiva (il gomitolo parlante che fa da navigatore, lo specchio magico che va in stand-by, il cavallo che dà lezioni di vita).

 

Marco Catola