MAGARI LE COSE CAMBIANO

Regia: Andrea Segre
Sceneggiatura: Andrea Segre
con: Neda Bonardi, Sara Chokri, Lorenzo Bonardi, Luca Li Calsi, Gabriele Bonardi, Paolo Berdini
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Luca Manes
Musiche: Piccola Bottega Baltazar, Collettivo Angelo Mai, Slede Zlive Slede
Distribuzione: Zalab, OFF!CINE
Origine: Italia 2009
Durata: 63’
Sito: http://magarilecosecambiano.blogspot.com
Uscita al cinema: 26/2/2010
Numero di sale: 1


Dopo Come un uomo sulla Terra (2008) il regista Andrea Segre si mette nuovamente dietro la macchina da presa per raccontare, questa volta, le situazioni problematiche in cui si vive nella periferia della Roma Capitale, in cui la speculazione edilizia la fa da padrona, utilizzando ancora una volta un linguaggio che il regista conosce bene, quello documentaristico. Ne parla in modo diretto, mostrando le realtà quotidiane in cui migliaia di persone sono “costrette” a vivere.
Tra le testimonianze raccolte c’è quella di Neda e la sua famiglia. Neda è una donna di 50 anni, che ha trascorso la sua giovinezza abitando nei pressi del Colosseo, quando ancora tutto era più familiare e a misura d’uomo (oggi ci sono le corporazioni, le aziende immobiliari che hanno in mano tutto, terreni da sfruttare e soldi da spendere, in mano sempre a una manciata di persone che si arricchiscono sulle spalle della salute sociale della moltitudine). Nel 1995 le viene assegnata una casa popolare a Ponte Nona, nella più vasta desolazione possibile, soprattutto nei primi tempi. Interi quartieri residenziali costruiti senza servizi, senza collegamenti, senza luoghi in cui poter socializzare e trascorrere un po’ di tempo libero per rigenerarsi. Ciò che continua a mancare, oltre a tante delle cose sopra elencate, è la manutenzione di ciò che si è realizzato. La comunità viene lasciata sola e abbandonata a se stessa, sembra quasi che abbiano voluto dire “noi vi abbiamo consegnato delle strutture integre, se si rovinano o si rompono non ci riguarda”.
Questo “noi” si riferisce non solamente agli speculatori edilizi, ma anche a coloro che lasciano fare il proprio comodo liberamente, e che magari a loro volta traggono qualche profitto indirettamente.
Molti adolescenti non avendo spazi, dove potersi riunire, si riversano nel più vicino centro commerciale, senza che questo rappresenti, però, una vera valvola di sfogo. Si va in su e in giù per i vari piani, attraversandolo in lungo e in largo, annoiati e rassegnati di non poter avere niente di meglio. È solo un modo per non rimanere tutti i pomeriggi a casa.
I palazzi danno la percezione, esteticamente, di essere dei casermoni, fatti tutti con lo stampo, dove buttarci dentro le persone, in aperta campagna, lontano dalla società “vera”, Neda afferma che ci si può sentire dei deportati, isolati dal mondo esterno.
Certo tutti sono grati per aver ottenuto una casa dopo anni di attesa, ma il luogo dove si abita deve essere vivibile in tutto. Non si può sempre prendere la macchina o i mezzi pubblici (rari) per andare al centro di Roma, per arrivarci, infatti, si rimane inchiodati nel traffico per delle ore, ma soprattutto non dovrebbero esistere dei quartieri fantasma, dove sono rare o addirittura uniche un’edicola, un bar, una pizzeria o un semplice negozio d’abbigliamento, tutte condizioni che sono scontate per molti ma non per tutti.
Andrea Segre mostra la realtà di Ponte Nova, ma questa si estende a molte altre città d’Italia.
Il regista ha saputo ben argomentare la situazione vigente, dando risalto ad un ulteriore problema venutosi a creare. Negli ultimi tempi sono arrivati i nuovi assegnatari che sono perlopiù immigrati e ciò ha fatto nascere in qualcuno il malcontento. La comunità è riuscita a non farsi trascinare da sentimenti negativi, non è utile a nessuno far scatenare una guerra tra poveri, gli stessi immigrati sono preoccupati per i propri figli per la mancanza di spazi ricreativi costituiti, tanto quanto gli italiani. La situazione è la stessa per entrambi, le stesse preoccupazioni. Ciò che si cerca di fare è l’unione di tutti gli individui in un’unica collettività, che possa imporsi nei confronti delle ingiustizie subite e “magari le cose cambiano”. L’unione fa la forza, anche se una punta di sconforto Neda lo prova, perché a volte ci si sente impotenti di fronte a un muro di silenzio.
Magari le cose cambiano mette maggiormente in luce una realtà che si conosce, ma che molti vogliono deliberatamente ignorare, perché conviene che rimanga tale, inascoltata. Segre esponendo i fatti è riuscito a essere pungente, dimostrando ancora una volta quanto gli stiano a cuore le realtà che i potenti vogliono insabbiare e che non giungano all’orecchio delle masse, perché si sa che gli individui pensanti sono scomodi, non si lasciano abbindolare e manipolare.
È un documentario che tutti dovrebbero andare a vedere, riguarda ogni individuo, bisogna cominciare a smetterla di pensare che ciò che non coinvolge direttamente non ci prende in causa, perché direttamente o indirettamente, si subiscono le ripercussioni o, semplicemente, le cose cambiano e ci si ritrova in una situazione analoga. Lo stesso dicasi per qualsiasi situazione che coinvolge la collettività. Riflettiamoci, ora.

 

Francesca Caruso