MARATHON

Regia: Amir Naderi
Interpreti: Sara Paul, Trevor Moore
Sceneggiatura: Amir Naderi
Fotografia: Amir Naderi e Michael Simmonds
Montaggio: Amir Naderi, Donal O' Ceilleachair
Suono: Amir Naderi
Produzione: Amir Naderi
Origine: Usa 2002
Durata: 75'



Gretchen, una ragazza con l'incubo dei rebus, nella metropolitana di New York è intenta a risolvere i giochi enigmistici con lo scopo precipuo di risolvere 77 cruciverba in 24 ore. Così percorre tutta la metropoli con borsa, puzzle, penna, intenta a non staccare mai gli occhi da quei nevrotici giochi tra i vari rumori di traffico, di metro, che si susseguono incessantemente. Incontra per caso un conoscente che, utilizzando gli stessi suoi metodi per risolvere i cruciverba, riesce a ricordare il suo nome. Il premio non è altro che la soddisfazione di averlo ricordato, sfidando se stessi con sforzo ed applicazione. Anche la madre di Gretchen parla per rebus , come se ciò fosse l'unico mezzo di comunicazione con la figlia. Continua a cercarla inutilmente a casa , lasciando messaggi sulla segreteria telefonica, cercando di confortarla e rammentandole sempre di non perdere la concentrazione. Gretchen si stanca; il suo appartamento non è che una caterva di giornali sparsi ovunque, persino sulle pareti. Cerca i rumori per compiere la propria "maratona" e battere la madre che fece la stessa cosa da giovane. Nauseata sembra voler rinunciare, ma poi, nel suo "habitat" fatto di suoni metropolitani, si riprende, giungendo al record di 78 e mezzo. Scende la neve e, forse, soddisfatta guarda New York dalla finestra…
Dedicato a Kiarostami e ad Avary, Marathon, terzo capitolo della trilogia newyorkese del regista iraniano Amir Naderi (Manhattan by numbers e ABC Manhattan), che Venezia non ha voluto vedere, pare essere un film diverso e difficile da fare: con pochi dialoghi, con geometriche immagini in un bianco e nero tanto forte da poter mutare, rendendo viva New York e con un sonoro fatto di soli rumori ossessivi di cui la ragazza ha bisogno per risolvere il proprio incubo, e di silenzi come Ten. Amir Naderi gira un film sperimentale ed insolito con un'unica protagonista che più che compiere un ininterrotto viaggio digitale in metro, sembra compierlo nelle viscere di New York e in se stessa, andando alla scoperta di quell'altro da sé. L'esperimento è riuscito. Dopo una momentanea crisi Gretchen vorrebbe mollare tutto: accende lo stereo che riproduce il rumore del treno, apre i rubinetti dell'acqua, brucia un giornale, strappa i suoi giochi enigmistici dalle pareti e scappa via. Poi ritorna indietro e allo scoccare delle sette riesce a risolvere i suoi ultimi puzzle, veri e propri rompicapo, tanto da poter gustare il nuovo giorno. Marathon è un atipico capolavoro, è una metafora dei bisogni ossessivi dell'uomo in cerca di sicurezze cui aggrapparsi per affrontare l'ansia di vivere, che riscrive il paesaggio metropolitano trasformandolo a misura emozionale: l'esterno, il movimento, la luce ed il buio diventano luoghi claustrofobici come il delirio di Gretchen senza voce né parole, chiusa nella propria solitudine.

Grazia Monteleone