Mariti in affitto

Regia: Ilaria Borrelli
Sceneggiatura: Ilaria Borrelli
Interpreti: Maria Grazia Cucinotta; Pierfrancesco Favino; Brooke Shields; Chevy Chase; Diego Serrano
Fotografia: Paolo Ferrari
Montaggio: Colleen Sharp
Musiche: Guido Freddi
Origine: Italia 2004
Durata: 90'
Sito: www.maritiinaffitto.com



Maria vive a Procida con i due figli, sola da tre anni, ossia da quando suo marito Vincenzo è partito per New York per rincorrere fama e successo come scultore. La difficile situazione di Maria, che mantiene la famiglia soltanto grazie alla vendita dei sandali artigianali da lei prodotti, è aggravata dal fatto che Vincenzo, dall'ultima visita di Natale, è scomparso lasciandola senza soldi e senza notizie. Stufa di sopportare le cattiverie della suocera e i soprusi dei compaesani, Maria parte per New York con i due bambini, nel tentativo di riunire la famiglia. Di là dall'Atlantico l'aspetta una triste sorpresa, Vincenzo è sposato con un'altra donna, Charlene, aspetta un figlio da lei e le sue sculture non hanno conseguito il successo sperato e giacciono invendute nelle poche gallerie d'arte che ancora accettano di esporle. Superata la prevedibile ostilità iniziale, le due donne, nonostante il marito in comune e il conseguente desiderio di vendetta, non potranno evitare di legarsi e di fare fronte comune contro Vincenzo, ridotto a lavorare con un'agenzia che fornisce "mariti in affitto", per fare i lavori di casa ed occuparsi dei bambini.
Opera prima della regista napoletana Ilaria Borrelli, "Mariti in affitto" è una commedia dalla parte delle donne, bellissime e molto più forti ed equilibrate degli uomini, ma proprio in virtù di questo anche meno simpatiche.
Nell'affermare il suo messaggio post-femminista, la regista non lesina una certa dose d'ironia ma purtroppo la storia, di per se già abbastanza banale e prevedibile, si dipana accompagnata dai più insipidi luoghi comuni.
Nonostante le buone intenzioni, quindi, il film non funziona né come disillusa indagine sociologica né come pura commedia (si ride veramente poco) e si esce dalla sala senza molto su cui riflettere.

Anna Lai