Matrimonio tardivo

Titolo originale: Hatouna mehuheret
Regia: Dover Kasashvili
Sceneggiatura: Dover Kasashvili
Interpreti: Louie Ahkenazi; Ronit Elkabetz; Moni Moshonov; Lili Kosashvili
Origine: Israele/Francia 2001
Durata: 102'
Sito ufficiale: www.luce.it

Zaza, 32enne ebreo d'origini georgiane, frequenta fuori corso l'Università di Tel Aviv, sta preparando un dottorato in filosofia, ha un appartamento, una macchina nuova e per i suoi genitori, Yasha e Lilly, ha soltanto bisogno di una "buona moglie" per aderire al ruolo di figlio modello. Per combinare in tempi brevi un matrimonio "come si deve", i genitori, coadiuvati dai parenti più stretti, pianificano una serie d'incontri con le famiglie delle possibili spose: secondo la tradizione, la ragazza dovrà essere più giovane, vergine, brava e onesta, disposta ad uscire di casa il meno possibile, dedita ad accudire al marito e ai figli. Il ragazzo ha, però, già da qualche tempo una storia con una donna più grande di lui, Judith, divorziata e con una figlia di sei anni, che non rientra quindi nei canoni della sposa ideale. Zaza sarà perciò costretto a scegliere tra il rispetto delle regole, imposte dalla famiglia e dalle tradizioni, e il vero amore.
Quasi una storia autobiografica questo "matrimonio tardivo", opera d'esordio di Dover Kosashvili, che con il protagonista ha molto in comune, scapolo ultratrentenne, stessi studi, filosofia, origini georgiane, vive in Israele da 1972, e Lili, attrice non protagonista e vera madre del regista. Kasashvili si serve principalmente d'inquadrature fisse in ambienti piccolo borghesi, resi estremamente credibili nella loro bruttezza, variando, molto spesso in modo imprevedibile, il ritmo e il tono del film, alternando momenti comici a momenti drammatici, senza permettere ad uno dei due aspetti di diventare prevalente. Di fatto, anche se il film sembra partire come una commedia brillante, con tanto d'intermezzo erotico impostato su esplicite espressioni dei piaceri sessuali, non mancano i toni tragici, fino ad arrivare all'imbarazzante scena dell'irruzione della famiglia di Zaza nell'appartamento di Judith, che porterà alla rottura tra i due. Il peso delle tradizioni è il perno intorno al quale si sviluppa il film, non mancano talismani d'amore realizzati con il prepuzio di neonati e riti volti ad alimentare nell'amato la fiamma della passione, verso le quali il regista si mostra rispettoso ma anche severo, senza abbandonare mai una sottile vena umoristica, alcune volte semplicemente affidata al ruolo del piccolo cane del protagonista. Da questo quadro positivo si discosta il finale, appiccicato quasi per necessità, senza nulla aggiungere se non la misura dell'infelicità del protagonista, schiacciato dall'obbligo di attenersi alla tradizione, ma anche dall'incapacità di diventare adulto e di liberarsi dal ruolo di figlio, per eguagliare il coraggio e la determinazione di Judith.

Anna Lai