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Mean machine Regia:
Barry Skolnick |
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| Danny
"Mean Machine" Meehan, ex capitano della nazionale inglese di
calcio la cui carriera era terminata poiché accusato di aver venduto
una partita, viene arrestato per ubriachezza e aggressione a pubblico ufficiale.
Si ritrova così a vivere la dura realtà della prigione, tra
secondini torturatori e gerarchie nel micro-cosmo dei detenuti. L'occasione
per riscattarsi gli viene offerta dal subdolo direttore del penitenziario,
che gli propone di allenare la squadra di calcio delle guardie, su cui ha
investito molto. Danny accetta, ma prima vuole formare una squadra di detenuti
e sfidare gli odiati carcerieri. Messo su uno scombinato ma volenteroso
gruppo di giocatori, comincia ad addestrarli in vista dell'incontro. Il
direttore, coinvolto in un losco giro di scommesse clandestine, fa pressioni
affinché la squadra dei detenuti perda, ma Danny capisce che la dignità
sua e dei suoi compagni non si può comprare. Sulla carta "Mean Machine" nasce come remake di "Quella sporca ultima meta", film americano del 1974, dove al posto del calcio si giocava il ben più tradizionale football. Fare paragoni tra le due pellicole, tuttavia, sarebbe sbagliato. Se si deve trovare un antecedente è meglio guardare a "Full Monty" o a "Lucky Break". Il film di Skolnock, infatti, parte come una tipica storia che illustra la vita dietro le sbarre, con crude scene di violenza che mostrano il rapporto guardie-detenuti, ma ben presto prende il volo e si trasforma in una simpatica ed allegra commedia dai toni decisamente inglesi. Fin dalle sequenze degli allenamenti il dramma lascia il posto al sorriso e grazie ad una regia brillante persino il finale scontato allieta e non dispiace. Per entrare nel cast gli attori dovevano dimostrare di saper realmente giocare a calcio, e se la cavano davvero bene. Nella parte del direttore c'è David Hemmings (invecchiatissimo e con sopracciglia improponibili), famoso da noi per "Blow up" di Antonioni e "Profondo rosso" di Dario Argento. Simona Ottavo |
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