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La meglio gioventù Regia: Marco
Tullio Giordana
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| La
storia di una famiglia italiana dalla fine degli anni Sessanta ad oggi.
Fulcro del racconto sono le vicende di due fratelli, Nicola e Matteo i quali
inizialmente condividono ideali e speranze, fino all'incontro con Giorgia,
una ragazza psicolabile, la quale influenzerà il futuro di entrambi.
Nicola, turbato dai metodi violenti utilizzati nei manicomi, deciderà
di diventare psichiatra abbracciando il pensiero "anti-psichiatrico",
mentre Matteo, in cerca di regole e disciplina, abbandonati gli studi entrerà
in polizia. Gli altri personaggi sono Adriana, la madre, insegnante dolce
ed amorevole con i propri studenti forse anche più che con i propri
figli, Angelo, il padre, estroso uomo d'affari sempre alla ricerca di nuovi
progetti, Giovanna, la figlia maggiore, irreprensibile magistrato in prima
linea nella lotta contro la mafia e Francesca, la più piccola, la
quale sposerà Carlo, il migliore amico di Nicola, funzionario della
Banca d'Italia che sarà nel miro del terrorismo. Al di fuori dei
membri della famiglia, fondamentali saranno anche due donne, Giulia, il
grande amore di Nicola, che abbandonerà la famiglia per diventare
una terrorista e Mirella la quale entrerà sia nella vita di Matteo,
dal quale avrà un figlio, sia in quella di Nicola. La Meglio gioventù è un interessante affresco, nel quale si raccontano trenta anni della storia del nostro paese, dall'alluvione di Firenze del 1968 a Tangentopoli, passando per le rivendicazioni operaie nella Torino della Fiat a quelle degli studenti, dalla lotta alla mafia agli attentati terroristici, in un'opera di sei ore concepita per la tv ma adattissima al grande schermo. I personaggi sono tratteggiati con cura, le loro diverse storie personali s'intrecciano, si allontano per poi ricongiungersi, seguendo gli alti e bassi della storia del nostro paese, coinvolgendo lo spettatore. Pur essendo Nicola il personaggio più importante, Matteo è sicuramente quello più complesso e interessante, il suo malessere lo spinge alla solitudine, lo rende insensibile alla bellezza della vita, persino all'amore, lo relega ai margini della vita familiare, eppure la sua storia è sicuramente la più bella dell'intera sceneggiatura. Non a caso, dopo il suicidio la narrazione precipita lentamente nel sentimentalismo, trascinandosi senza grandi spunti fino ad un lieto fine, tipicamente televisivo, inutile e fastidioso. A Marco Tullio Giordana va comunque il merito di aver realizzato un film appassionante e godibile, diretto senza enfasi e retorica pensando "in grande" anche se destinato al piccolo schermo; resta da capire perché, valutando la spazzatura che quotidianamente trabocca dai nostri apparecchi televisivi, un'opera come questa non abbia trovato spazio nel palinsesto della Rai. Anna Lai
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