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MILLE MESI Regia: Faouzi
Bensaidi
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| Siamo
nel 1981, in Marocco, durante il Ramadan, in un villaggio nel cuore del
deserto, alla periferia di Casablanca. Qui Medhi, un bambino di sette anni,
vive con la madre e con il nonno paterno. Il padre è in galera per
motivi politici ma il ragazzino lo crede in Francia a lavorare. La madre
vorrebbe lasciare il paese e trasferirsi a Casablanca ma il nonno non gli
lascerebbe mai portare via Medhi. Medhi ha il compito di portarsi sempre
dietro la sedia del maestro di scuola. Ma l'invidia degli altri compagni
di classe e l'estrema povertà gli impediranno di portare a termine
la sua "missione". Vincitore del primo premio al 14° Festival del cinema africano e presentato nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes 2003, Mille mois è una produzione franco-belga-marocchina che disegna un mondo rurale in cui il deserto avanza giorno per giorno sempre di più portando con sé povertà e carestia, l'Islam incombe su tutta la società ma non in maniera fondamentalista (ed inquietante) come i media ci hanno abituati a vedere e le donne sono costantemente presenti senza essere per forza silenziose e coperte come la retorica le vorrebbe. Il film ruota attorno alla figura centrale di Medhi, un bambino che gira sempre con la sedia del maestro sulla testa, subisce i soprusi dei compagni di classe che lo odiano e che guarda alla Francia come ad una terra di sogno e libertà. Tramite Medhi, Bensaidi riesce a raccontare il mondo in cui vive. Un mondo che non è solo un piccolo villaggio africano dimenticato da tutti ma un universo molto più ampio che va oltre i meri confini territoriali. E a raccontarlo in modo davvero inconsueto. Diciamo che la visione del regista è molto più complessa di quanto si pensi. E di sicuro non corrisponde a quella di noi Occidentali. Bensaidi moltiplica i personaggi e con essi i punti di vista. Cosa che già aveva fatto in un altro film, "Loin", di André Techine, di cui Bensaidi era sceneggiatore. Un film fresco, ironico, per niente pesante nella sua visione "moderna" del mondo islamico, forse un po' lungo ma dall'indubbia forza suggestiva. Marco Catola
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