Mi piace lavorare - Mobbing

Regia: Francesca Comencini
Cast: Nicoletta Braschi, Camille Dugay Comencini, Marina Buoncristiani, Roberta Celea, Stefano Colace
Sceneggiatura: Francesca Comencini
Fotografia: Luca Bigazzi
Produzione: Bianca Film, Rai Cinema
Distribuzione: Bim
Origine: Italia, 2003
Durata: 89'
Sito: www.bimfilm.com/mipiacelavorare



Anna, una brava impiegata, precisa e molto attenta, che ama il suo lavoro, inizia ad avere problemi, quando la sua azienda viene comprata da una multinazionale. Un gruppo di colleghi man mano la escludono: non la invitano più a prendere il caffè, viene lasciata sola al tavolo della mensa aziendale, la sua scrivania viene occupata da un'altra collega, il direttore del personale le cambia continuamente mansioni. Le vessazioni, piccole e ripetute, lentamente, cominciano a logorare la sua vita e lei, sola e divorziata, ha come unico conforto il suo rapporto con la figlia Morgana. La donna cerca di resistere, poiché il suo lavoro è l'unica fonte di sostentamento per lei e Morgana. Ma, quando il suo superiore le propone una lettera di dimissioni, Anna si rivolge alla CGIL (il sindacato) dove incontra una donna che l'aiuta a vincere la causa e a trovare un nuovo impiego.
Presentato nella sezione "Panorama" al festival di Berlino, "Mi piace lavorare", girato con pochi soldi (300.000 euro) tratta il tema del fenomeno del mobbing, una forma di violenza e pressione psicologica esercitata sul luogo di lavoro verso un dipendente, o un collega. La protagonista, Anna, una segretaria molto precisa, è, infatti, vittima di tante prevaricazioni quotidiane da parte del direttore e degli altri impiegati, che sono riassunte nella parola mobbing. Il termine, nato negli anni Sessanta, è stato coniato da Konrad Lorenz, un famoso etologo, per descrivere il comportamento di un branco di uccelli nei confronti di una preda, o di un componente del loro stesso gruppo. Già con "Carlo Giuliani, ragazzo", Francesca Comencini si era interessata ad un racconto della realtà, scaturito dall'osservazione dei fatti sociali. Ora, con questo suo nuovo film s'interessa ad un tema scottante, un dramma dolce amaro su cosa avviene sui posti di lavoro, che, descritto già dal regista francese, Laurent Cantet, in "L'emploi du temps", è centralizzato su di Anna, la quale giunge, quasi per incanto, alla scoperta della ferocia invisibile dell'esclusione e del rifiuto, cui è oppressa. La sceneggiatura è stata scritta dalla Comencini con la stretta collaborazione di un rappresentante sindacale, Daniel Ranieri, e di un avvocato del lavoro, Assunta Cestaro, che l'avevano incaricata di intervistare le persone mobbizzate, per realizzare un documentario ad uso interno del sindacato. Da lì ne è sorta la decisione di realizzare un film con il solo piacere di raccontare la vicenda di una donna, che trova la forza e il coraggio di raccontare a qualcuno la sua storia e a non restare più sola. Oltre alla figlia Camille, che interpreta Morgana, la regista si avvale anche di molti attori non professionisti, che cercano di portare ognuno la propria esperienza: come il gruppo di operai, molto vicini a ciò che sono nel film. Nicoletta Braschi (unica attrice professionista) interpreta il suo personaggio, Anna, con molta naturalezza e molta umiltà. Le scene insieme a Camille, come le litigate, i rimproveri, ma anche la solidarietà, l'aiuto reciproco, l'amore tra Anna-madre e Morgana sembrano tanto vere e belle. Il film girato totalmente con la macchina a mano, sembra apportare proprio una ventata di realtà e la finzione sfociare nel documentario. Ciò che colpisce di "Mi piace lavorare", più del tema centrale, è il modo in cui un caso di molestia morale sul luogo di lavoro può gradualmente, insidiosamente portare una persona alla disperazione, allo smarrimento, all'angoscia, in una sola parola "annullarla". Ma se il film termina in lieto fine, fuori "dallo schermo" ci sono molti casi taciuti simili a questo e tante vittime, che non hanno più la capacità di reagire.

Grazia Monteleone