NÉ TERRA NÉ CIELO

Regia: Giuseppe Ferlito
Sceneggiatura: Giuseppe Ferlito
Cast: Davide Gemmani, Antonella D'Arcangelo, Fabio Fulco, Carlo Monni, CarloMorandi, Giuliana Patara, Gabriele Galeotti
Fotografia: Pietro Sciortino
Musiche: Fabio Cortese
Montaggio: Giuseppe Ferlito
Scenografia: Valentina Pratesi
Origine: Italia,2003
Durata: 96'

Un uomo ed il suo dramma. Sentimentale (la sua donna lo tradisce col suo migliore amico). Sociale (è stato licenziato dalla fabbrica in cui ha sempre lavorato). Umano ( è solo di fronte al suo destino, non si identifica più in niente, né con la famiglia, né con il lavoro, né con le istituzioni). E che cosa fare allora di fronte alle avversità della vita? Arrampicarsi su una ciminiera e gridare al mondo il proprio strazio.
L'uomo come simbolo della lotta al potere, del disagio sociale, della necessità del lavoro. Di fondo, però, c'è un equivoco. Il motivo scatenante della protesta è strettamente personale: è il tradimento della moglie che lo porta ad isolarsi sulla ciminiera e non il licenziamento. Lui rivuole sua moglie, anche il lavoro certo, ma principalmente sua moglie. E' il sentimento che lo guida e non una mera ideologia politica. Ma questo ai media, ai potenti, ai classisti, ai sindacalisti e al mondo intero non interessa. Hanno bisogno di un feticcio, di una marionetta, di un capro espiatorio e l'hanno trovato.
Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto nei primi anni Novanta in Sardegna e fortemente influenzato da "Simon del desierto" di Bunuel (di cui il protagonista mantiene il nome), Né terra né cielo è il secondo film di Beppe Ferlito che, dopo Femmina, pomposo filmaccio erotico con Monica Guerritore, preferisce abbandonare lo "sfarzo" dei finanziamenti griffati Cecchi Gori e buttarsi a capofitto in un progetto "povero" (è un articolo 8) ma molto più vivo e sentito. Questo tuttavia non basta a giustificare il generale guazzabuglio di cui soffre pesantemente il film. Accozzaglia di immagini tratte da altri film, troppi personaggi abbozzati e poi lasciati andare senza guinzaglio, ridondanza di scene ed immagini. Carina l'idea dell'uomo che si abbarbica sulla ciminiera per protesta e della sua progressiva trasformazione in emblema inconsapevole di una "cosa" molto più grande di lui, ma sinceramente poteva andare bene per un mediometraggio (peraltro già girato con lo stesso tema da Ferlito), dopo un'ora il disco comincia a girare a vuoto e anche le frecciatine alla società, in particolare ai media e ai politici, sono troppo poco avvelenate per risultare letali.

Marco Catola