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Titolo Originale: Don't Come Knocking
Regia: Wim Wenders
Sceneggiatura: Sam Shepard, Wim Wenders
Cast: Sam Shepard, Jessica Lange, Tim Roth, Gabriel Mann, Sarah Polley, Fairuza Balk, Eva Marie Saint
Fotografia: Franz Lustig
Montaggio: Peter Przygodda
Musiche: T-Bone Burnett
Origine: Francia/Germania, 2005
Durata: 122’



Don't come knocking: 6 personaggi in cerca di Howard.
Scritto a 4 mani con Sam Shepard che è anche l'attore protagonista del film
Io li avrei contati…Cercano Howard nel film: 1 Howard, 2 il regista del film dal quale Howard scappa, 3 la donna che lui mise incinta, 4 suo figlio, 5 l'assicuratore, e 6 la ragazza con le ceneri della madre, forse sua figlia anche lei.
Abbiamo un fuga. Howard fugge dal set.
Abbiamo una ricerca. Howard cerca la donna che improvvisamente scopre essere stata messa incinta da lui 20 anni prima.
Abbiamo un'emarginazione. Quella del west e delle terre di confine.
Nel film troviamo molte delle ossessioni formali di Wenders. I cieli azzurri e sconfinati della sua America. Le nuvole inquadrate all'inizio da due buchi nel Canyon, in una sequenza di un astrattismo che arriva all'evocazione di Magritte. Un'auto che avanza nel buio mentre chi guida (Howard naturalmente), riesce a malapena a vedere ciò che i fari illuminano, metafora della vita e dell'arte della narrazione, oltre che immagine rivelatrice dello specifico filmico wendersiano.
Il ricongiungimento con il passato per l'elaborazione del lutto.
Qui non è difficile trovare le analogie con “Paris Texas”, né per la terra della location, né per il percorso dell'esistente principale. Howard appunto.
Lo spettatore non viene molto aiutato nei processi d'infralettura narrativa. Poco sappiamo del perché l'attore Howard Spence, intorno a cui ruotano tutti gli altri esistenti, decida di scappare.
Sappiamo che in una scena del film che si accinge a girare, si rende conto di non morire. (Dialogo: non morto - non morto). E’ come se nella consapevolezza improvvisa dell'assenza della morte l'attore si ravvedesse.
Evidenti i riferimenti tipici del cinema wendersiano. Il suo è un cinema che definirei della filosofia delle immagini. Queste vengono utilizzate oltre che per raccontare anche come supporto a sue personali ricerche filosofiche. "Ho cominciato a capire le cose da quando ho iniziato a fotografarle" dice il suo personaggio cornice in "Al dilà delle nuvole". Così come l'utilizzo dei suoi eventi e dei suoi esistenti. Io li vedo più come svolgimento d'ipotesi che come veri e propri racconti. Difficili. Incerti. Il cammino verso una verità deve essere irto di verifiche, di superamento di difficoltà.Anche il simbolismo è parte dell'indagine.
E dunque gli esistenti che ruotano nell'intorno di Howard sono:
Una ragazza che raggiunge la medesima cittadina sperduta con le ceneri della madre morta (che poi verranno sparse nella valle) e forse anch'essa amante di Howard.
Un assicuratore (Tim Roth) che parte alla ricerca di Howard per ricondurlo sul set.
La donna (Jessica lange) che aveva amato e madre di suo figlio.
Suo figlio.
Il regista del film (dal set del quale Howard fugge).
Tutti cercano, o hanno cercato Howard, tutti tranne Howard stesso che, invece, prima della fuga da se stesso, aveva cercato un oblio tra sesso, droghe e violenze.
Ma il dettaglio più wendersiano è forse il cartello finale, autentico, che indica le strade per le città di Wisdom (cioè saggezza) e Divide (qui non serve traduzione).

 

Roberto Bernabò