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Un uomo in
fuga. In fuga dalla Sicilia che ti fagocita come una piovra. In fuga da
un passato misterioso che non ti lascia scampo. In fuga da una vita bruciata
troppo in fretta. In fuga da se stesso. Non resta che ricominciare a vivere.
Magari in una terra straniera come la Polonia dove nessuno ti conosce.
Una terra gelida, cupa, triste dove il sole è pallido e le strade
sono grigie. Ma forse anche la Polonia non è poi così diversa
dalla Sicilia. O forse fuggire non basta. Lo spettro del passato spunta
tra la nebbia e ti assale come un morbo virulento. Occorre prima liberarsi
degli incubi per potersi purificare la coscienza. E forse allora sì
ricominciare a vivere.
Iacovone sceglie lo sfondo pauperisticamente spoglio e naturalmente algido
della città di Lodz, cittadina povera e melanconica, per raccontare
la storia di un uomo solo con se stesso e il suo destino, ritratto (quasi)
speculare dello stesso regista, che è scappato dalla sua terra
e da una vita sicura per addentrarsi nei meandri oscuri del mondo del
cinema (è andato a studiare proprio a Lodz!). I presupposti sono
diversi (l'uno si è macchiato di un delitto di mafia, l'altro è
spinto dalla passione per la settima arte) ma la sostanza non cambia.
Solo con la presa di coscienza del proprio io e con la consapevolezza
della propria potenzialità si riesce a vivere liberi e forse felici.
Imperfetto (la fotografia più da film-tv che da grande schermo)
e a tratti prevedibile (la redenzione un po' troppo telefonata) ma onesto
e dignitoso, opera "sentita" di un regista stracolmo di amore
per il cinema.
Marco Catola
CONFERENZA
STAMPA-ANICA- 11 febbraio 2003
Clap
Clap
-Al sig.
Morabito, ufficio-stampa del film (è lo stesso di "White oleander"!)
che con stile, disponibilità e savoir-faire ha allestito la conferenza-stampa
in maniera impeccabile ed informale con atmosfera sobria ed elegante (e
soprattutto con buffet ad inizio e fine del film)
-All'attrice
polacca del film, Agnieszka Duleba-Kasza, dal nome impronunciabile ma
dall'appeal e dal viso incantevoli, erede di quella tradizione ancora
viva ma purtroppo poco nota di attori polacchi. Unica assente del cast
in quanto a Berlino per il suo film in concorso "Distant lights".
-Al regista
del film, Gabriele Iacovone, coraggioso e giovane regista che ha preferito
abbandonare una vita sicura da manager per tuffarsi senza paracadute in
un mondo impervio e strano come quello del cinema!
-A tutti
gli attori del film presenti in sala, disponibili, modesti e preparati,
sconsolatamente speranzosi di lavorare ancora al cinema e di non recitare
più in pietose fiction tv.
Prrrrrr...
-A Solvi
Stubing che inveisce contro gli uomini italiani che vanno ovunque per
cercare donne tranne che restarsene in Italia: "Eh sì, voi,
voi uomini italiani che andate in Polonia, in Thailandia e ora pure a
Cuba per cercare le donne!!!"
-A quello
seduto dietro di me, un giornalista presumo, che ribatte: "E tu Solvi,
allora? Che sei venuta a vivere in Italia?"
-Alla povera
Stubing che si gira inviperita urlando: "Eh no io non sono venuta
in Italia per gli uomini!!!" Non osiamo pensare a quali siano stati
i motivi per cui è venuta in Italia. La butto là forse il
giornalismo? Vabbè e allora se si scherza ditelo
-Di nuovo
alla sempre più povera Stubing che, dopo che il nostro Iacovone
aveva parlato a malincuore ma a squarciagola del suo prossimo progetto,
lo incalza con la domanda genialoide: "Mi scusi e il suo prossimo
film di che parlerà?" e che, dopo che tutti l'hanno fischiata
(Buuuu!!!), adduce come scusa: "Eh ma io ero in fila per il bagno
e non avevo sentito!". Aiuto! Laggiù qualcuno è impazzito!
-Alla presentatrice
(?), giornalista (?), conduttrice (?), showgirl (?) raccomandata (?) di
Neon cinema su Raidue, che parla peggio della Stubing, Virginie Vassart
credo che si chiami, non ha proferito parola, sembrava interessata più
al buffet che al film! E tanto che gliene frega, lei legge il gobbo in
trasmissione...
Marco Catola
Intervista
al regista Gabriele Iacovone
- Qual
è stata la genesi del suo film?
- "Allora la mia storia va divisa in due parti: la prima riguarda
la mia laurea a pieni voti in Economia e Commercio presso l'Università
di Roma; la seconda, invece, riguarda gli otto anni di lavoro successivi
alla laurea nel settore della consulenza e del marketing in aziende multinazionali.
Nonostante il successo nel lavoro, ho sentito il bisogno di cercare un'altra
via da percorrere e ho cominciato a seguire corsi di recitazione e di
scrittura e mi sono avvicinato al cinema come spettatore finché
nel 1993 ho conosciuto a Venezia un regista polacco, Mariusz Grzegorzek.
Ho interpretato questo incontro come un segno del destino ed ho deciso
di licenziarmi e di trasferirmi in Polonia, a Lodz, per seguire un programma
di studi della durata di tre anni fino al 1998, sotto la supervisione
artistica di Grzegorzek. La scuola nazionale di cinema di Lodz è
la stessa frequentata da due dei miei registi preferiti, Roman Polanski
e Krzysztof Kieslowski, quest'ultimo peraltro conosciuto proprio a lezione
per breve tempo prima che morisse nel marzo del 1996. Ho poi lavorato
con Jerzy Sthur, grande attore e regista, allievo di Kieslowski, nel film
"Sette giorni nella vita di un uomo". All'inizio è stata
dura per via della lingua, mi portavo dietro un traduttore simultaneo,
poi ho cominciato a videoregistrare le lezioni e a poco a poco ho imparato
la lingua. Dopo la scuola ho pensato: voglio fare un film. Ma dove? Qui,
in Polonia. E ho cominciato a scrivere la sceneggiatura con altri due
studenti e così è nato "Non sono io". È
un articolo 8 e abbiamo ottenuto il massimo dei finanziamenti, 2 miliardi
e 25 milioni delle vecchie lire, e le riprese sono durate sei settimane,
dall'8 ottobre al 16 novembre 2001."
- La storia che racconta è vera?
- "No, non ci sono episodi veri ma solo ispirati alla cronaca. Di
vero c'è l'elemento della solitudine dello straniero, dell'amicizia,
dell'amore. Lo spunto è venuto anche dall'incontro sul treno per
Lodz con un poliziotto siciliano con una grande cicatrice sul viso che
diceva di gestire un ristorante con un polacco."
- C'è una motivazione particolare per la fotografia cupa
e senza profondità?
- "Sì, la fotografia è volutamente cupa e senza profondità
perché riflette lo status del protagonista, straniero in terra
straniera."
- Come è stato il rapporto sul set con i Polacchi?
- "La troupe era italiana ma il resto era tutto polacco, nonostante
le differenze culturali il rapporto tra troupe italiana e troupe polacca
era ottimo come una vera famiglia. Lavorare nell'ambiente della scuola
per me è come vivere in un'oasi, la scuola era tipo un college
americano, quindi 24 ore su 24 tutti insieme. C'è stato un grande
scambio con gli studenti e con Jerzy Sthur che mi ha dato veramente tanto
per andare in fondo alle cose."
- Nel film si affronta il problema della mafia italiana ma anche
di quella polacca. C'è affinità tra Polonia e Sicilia da
questo punto di vista?
- "La città di Lodz è realmente terrorizzata da gangs
di mafiosi che chiedono il pizzo, episodi di mafia più o meno simile
a quella siciliana sono all'ordine del giorno, anche se lo stile si avvicina
più a quello degli Americani (vestiti neri, occhiali scuri, giubbotti
di pelle). Comunque ho scelto la Polonia, oltre che per il profondo legame
con questa terra fredda e cupa, anche perché sullo sfondo di un'ambientazione
così disastrata i sentimenti di amicizia e amore riescono meglio
ad emergere."
- E per quanto riguarda le musiche?
- "Il lavoro sulle musiche è stato lungo, circa tre mesi per
sceglierle. Per me la musica non è solo un'illustrazione delle
immagini ma deve aggiungere qualcosa al film, deve aumentarne la drammaticità.
Le musiche sono tutte originali tranne le due canzoni delle feste al ristorante.
Sono di Gallo che si divide tra l'insegnamento all'università,
la scrittura e il suo complesso musicale."
- Progetti per il futuro?
- "Non vorrei parlarne, posso dire soltanto che il mio prossimo film
sarà tratto dal libro di un prigioniero italiano di guerra rinchiuso
alle pendici del monte Kenya, Venuzzi, che si intitola "Fuga sul
Kenya" ed è una storia sull' amicizia, l'evasione e la libertà."
E
adesso la parola ai due produttori del film Carlo Broglio e Raimondo Crociati:
"La
Carisma Cinematografica è una casa di produzione ma anche di distribuzione,
il film di Iacovone ce lo siamo distribuiti da soli perché se aspettavamo
l'Istituto Luce il film sarebbe uscito a luglio mentre noi che siamo più
piccoli siamo riusciti a farlo uscire ora. Il film uscirà in 15
copie, tre sale a Roma e poi anche in Puglia e nel nord e forse anche
in Polonia."
E
agli attori:
Antonio
Berardinelli: "Questo è il mio primo film al cinema ed
è stato un'esperienza molto importante, io ho studiato recitazione
al Centro Sperimentale e all'Accademia di Milano, da quattro anni mi sono
trasferito a Roma, sono di Como ma sono stato scelto per la mia faccia
a detta di Iacovone da meridionale. Nel mio curriculum ho solo partecipazioni
ad El Alamein e in tv ad Incantesimo, Renzo e Lucia della Archibugi e
Marcinelle dei fratelli Frazzi."
Andrea Cambi: "Io vengo dal cabaret, ho lavorato con Ugo Chiti,
Vanzina, Scola (facevo il cameriere in "La cena"!), Federica
Pontremoli, questa è stata la prima volta in cui ho avuto un ruolo
drammatico e quindi più impegnativo per me."
Ubaldo Lo Presti: "Il mio curriculum televisivo è troppo
lungo da menzionare, diciamo che a teatro ho lavorato con Dario Fo, al
cinema con Squitieri, Taviani e in tv recentemente nelle fiction di prossima
uscita Cinecittà e Casa Famiglia."
Vittorio Attene: "Allora io ho un piccolo ruolo in questo
film ma mi sono preparato con impegno, avendo battute in polacco, ho studiato
alla Silvio D'Amico e vengo soprattutto dal teatro con Scaparro e Paolo
Poli e dal cinema con Paz di Renato De Maria e con Monella e Trasgredire
di Tinto Brass."
Marco Catola
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