NON SONO IO

Regia: Gabriele Iacovone
Sceneggiatura: Gabriele Iacovone
Cast: Antonio Berardinelli, Andrea Cambi, Ubaldo Lo Presti, Agnieszka Duleba-Kasza, Vittorio Attene, Mariusz Jakus
Fotografia: Sandro Grossi
Musiche: Valerio Gallo Curcio
Produzione: Carlo Broglio e Raimondo Crociati per Carisma Cinematografica s.r.l.
Origine: Italia, 2003
Durata: 92'
Sito: www.nonsonoio.it


Un uomo in fuga. In fuga dalla Sicilia che ti fagocita come una piovra. In fuga da un passato misterioso che non ti lascia scampo. In fuga da una vita bruciata troppo in fretta. In fuga da se stesso. Non resta che ricominciare a vivere. Magari in una terra straniera come la Polonia dove nessuno ti conosce. Una terra gelida, cupa, triste dove il sole è pallido e le strade sono grigie. Ma forse anche la Polonia non è poi così diversa dalla Sicilia. O forse fuggire non basta. Lo spettro del passato spunta tra la nebbia e ti assale come un morbo virulento. Occorre prima liberarsi degli incubi per potersi purificare la coscienza. E forse allora sì ricominciare a vivere.
Iacovone sceglie lo sfondo pauperisticamente spoglio e naturalmente algido della città di Lodz, cittadina povera e melanconica, per raccontare la storia di un uomo solo con se stesso e il suo destino, ritratto (quasi) speculare dello stesso regista, che è scappato dalla sua terra e da una vita sicura per addentrarsi nei meandri oscuri del mondo del cinema (è andato a studiare proprio a Lodz!). I presupposti sono diversi (l'uno si è macchiato di un delitto di mafia, l'altro è spinto dalla passione per la settima arte) ma la sostanza non cambia. Solo con la presa di coscienza del proprio io e con la consapevolezza della propria potenzialità si riesce a vivere liberi e forse felici. Imperfetto (la fotografia più da film-tv che da grande schermo) e a tratti prevedibile (la redenzione un po' troppo telefonata) ma onesto e dignitoso, opera "sentita" di un regista stracolmo di amore per il cinema.

Marco Catola

 

CONFERENZA STAMPA-ANICA- 11 febbraio 2003

 

Clap Clap

-Al sig. Morabito, ufficio-stampa del film (è lo stesso di "White oleander"!) che con stile, disponibilità e savoir-faire ha allestito la conferenza-stampa in maniera impeccabile ed informale con atmosfera sobria ed elegante (e soprattutto con buffet ad inizio e fine del film)

-All'attrice polacca del film, Agnieszka Duleba-Kasza, dal nome impronunciabile ma dall'appeal e dal viso incantevoli, erede di quella tradizione ancora viva ma purtroppo poco nota di attori polacchi. Unica assente del cast in quanto a Berlino per il suo film in concorso "Distant lights".

-Al regista del film, Gabriele Iacovone, coraggioso e giovane regista che ha preferito abbandonare una vita sicura da manager per tuffarsi senza paracadute in un mondo impervio e strano come quello del cinema!

-A tutti gli attori del film presenti in sala, disponibili, modesti e preparati, sconsolatamente speranzosi di lavorare ancora al cinema e di non recitare più in pietose fiction tv.

 

Prrrrrr...

-A Solvi Stubing che inveisce contro gli uomini italiani che vanno ovunque per cercare donne tranne che restarsene in Italia: "Eh sì, voi, voi uomini italiani che andate in Polonia, in Thailandia e ora pure a Cuba per cercare le donne!!!"

-A quello seduto dietro di me, un giornalista presumo, che ribatte: "E tu Solvi, allora? Che sei venuta a vivere in Italia?"

-Alla povera Stubing che si gira inviperita urlando: "Eh no io non sono venuta in Italia per gli uomini!!!" Non osiamo pensare a quali siano stati i motivi per cui è venuta in Italia. La butto là forse il giornalismo? Vabbè e allora se si scherza ditelo…

-Di nuovo alla sempre più povera Stubing che, dopo che il nostro Iacovone aveva parlato a malincuore ma a squarciagola del suo prossimo progetto, lo incalza con la domanda genialoide: "Mi scusi e il suo prossimo film di che parlerà?" e che, dopo che tutti l'hanno fischiata (Buuuu!!!), adduce come scusa: "Eh ma io ero in fila per il bagno e non avevo sentito!". Aiuto! Laggiù qualcuno è impazzito!

-Alla presentatrice (?), giornalista (?), conduttrice (?), showgirl (?) raccomandata (?) di Neon cinema su Raidue, che parla peggio della Stubing, Virginie Vassart credo che si chiami, non ha proferito parola, sembrava interessata più al buffet che al film! E tanto che gliene frega, lei legge il gobbo in trasmissione...

 

Marco Catola

 

Intervista al regista Gabriele Iacovone

 

- Qual è stata la genesi del suo film?
- "Allora la mia storia va divisa in due parti: la prima riguarda la mia laurea a pieni voti in Economia e Commercio presso l'Università di Roma; la seconda, invece, riguarda gli otto anni di lavoro successivi alla laurea nel settore della consulenza e del marketing in aziende multinazionali. Nonostante il successo nel lavoro, ho sentito il bisogno di cercare un'altra via da percorrere e ho cominciato a seguire corsi di recitazione e di scrittura e mi sono avvicinato al cinema come spettatore finché nel 1993 ho conosciuto a Venezia un regista polacco, Mariusz Grzegorzek. Ho interpretato questo incontro come un segno del destino ed ho deciso di licenziarmi e di trasferirmi in Polonia, a Lodz, per seguire un programma di studi della durata di tre anni fino al 1998, sotto la supervisione artistica di Grzegorzek. La scuola nazionale di cinema di Lodz è la stessa frequentata da due dei miei registi preferiti, Roman Polanski e Krzysztof Kieslowski, quest'ultimo peraltro conosciuto proprio a lezione per breve tempo prima che morisse nel marzo del 1996. Ho poi lavorato con Jerzy Sthur, grande attore e regista, allievo di Kieslowski, nel film "Sette giorni nella vita di un uomo". All'inizio è stata dura per via della lingua, mi portavo dietro un traduttore simultaneo, poi ho cominciato a videoregistrare le lezioni e a poco a poco ho imparato la lingua. Dopo la scuola ho pensato: voglio fare un film. Ma dove? Qui, in Polonia. E ho cominciato a scrivere la sceneggiatura con altri due studenti e così è nato "Non sono io". È un articolo 8 e abbiamo ottenuto il massimo dei finanziamenti, 2 miliardi e 25 milioni delle vecchie lire, e le riprese sono durate sei settimane, dall'8 ottobre al 16 novembre 2001."
- La storia che racconta è vera?
- "No, non ci sono episodi veri ma solo ispirati alla cronaca. Di vero c'è l'elemento della solitudine dello straniero, dell'amicizia, dell'amore. Lo spunto è venuto anche dall'incontro sul treno per Lodz con un poliziotto siciliano con una grande cicatrice sul viso che diceva di gestire un ristorante con un polacco."
- C'è una motivazione particolare per la fotografia cupa e senza profondità?
- "Sì, la fotografia è volutamente cupa e senza profondità perché riflette lo status del protagonista, straniero in terra straniera."
- Come è stato il rapporto sul set con i Polacchi?
- "La troupe era italiana ma il resto era tutto polacco, nonostante le differenze culturali il rapporto tra troupe italiana e troupe polacca era ottimo come una vera famiglia. Lavorare nell'ambiente della scuola per me è come vivere in un'oasi, la scuola era tipo un college americano, quindi 24 ore su 24 tutti insieme. C'è stato un grande scambio con gli studenti e con Jerzy Sthur che mi ha dato veramente tanto per andare in fondo alle cose."
- Nel film si affronta il problema della mafia italiana ma anche di quella polacca. C'è affinità tra Polonia e Sicilia da questo punto di vista?
- "La città di Lodz è realmente terrorizzata da gangs di mafiosi che chiedono il pizzo, episodi di mafia più o meno simile a quella siciliana sono all'ordine del giorno, anche se lo stile si avvicina più a quello degli Americani (vestiti neri, occhiali scuri, giubbotti di pelle). Comunque ho scelto la Polonia, oltre che per il profondo legame con questa terra fredda e cupa, anche perché sullo sfondo di un'ambientazione così disastrata i sentimenti di amicizia e amore riescono meglio ad emergere."
- E per quanto riguarda le musiche?
- "Il lavoro sulle musiche è stato lungo, circa tre mesi per sceglierle. Per me la musica non è solo un'illustrazione delle immagini ma deve aggiungere qualcosa al film, deve aumentarne la drammaticità. Le musiche sono tutte originali tranne le due canzoni delle feste al ristorante. Sono di Gallo che si divide tra l'insegnamento all'università, la scrittura e il suo complesso musicale."
- Progetti per il futuro?
- "Non vorrei parlarne, posso dire soltanto che il mio prossimo film sarà tratto dal libro di un prigioniero italiano di guerra rinchiuso alle pendici del monte Kenya, Venuzzi, che si intitola "Fuga sul Kenya" ed è una storia sull' amicizia, l'evasione e la libertà."

E adesso la parola ai due produttori del film Carlo Broglio e Raimondo Crociati:

"La Carisma Cinematografica è una casa di produzione ma anche di distribuzione, il film di Iacovone ce lo siamo distribuiti da soli perché se aspettavamo l'Istituto Luce il film sarebbe uscito a luglio mentre noi che siamo più piccoli siamo riusciti a farlo uscire ora. Il film uscirà in 15 copie, tre sale a Roma e poi anche in Puglia e nel nord e forse anche in Polonia."

E agli attori:

Antonio Berardinelli: "Questo è il mio primo film al cinema ed è stato un'esperienza molto importante, io ho studiato recitazione al Centro Sperimentale e all'Accademia di Milano, da quattro anni mi sono trasferito a Roma, sono di Como ma sono stato scelto per la mia faccia a detta di Iacovone da meridionale. Nel mio curriculum ho solo partecipazioni ad El Alamein e in tv ad Incantesimo, Renzo e Lucia della Archibugi e Marcinelle dei fratelli Frazzi."
Andrea Cambi: "Io vengo dal cabaret, ho lavorato con Ugo Chiti, Vanzina, Scola (facevo il cameriere in "La cena"!), Federica Pontremoli, questa è stata la prima volta in cui ho avuto un ruolo drammatico e quindi più impegnativo per me."
Ubaldo Lo Presti: "Il mio curriculum televisivo è troppo lungo da menzionare, diciamo che a teatro ho lavorato con Dario Fo, al cinema con Squitieri, Taviani e in tv recentemente nelle fiction di prossima uscita Cinecittà e Casa Famiglia."
Vittorio Attene: "Allora io ho un piccolo ruolo in questo film ma mi sono preparato con impegno, avendo battute in polacco, ho studiato alla Silvio D'Amico e vengo soprattutto dal teatro con Scaparro e Paolo Poli e dal cinema con Paz di Renato De Maria e con Monella e Trasgredire di Tinto Brass."


Marco Catola