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Trama: Alberto
e Natalino, oggi ottuagenari, un tempo erano partigiani combattenti sulle
montagne attorno Torino, nel freddo inverno del 1944...
Commento: Che palle i vecchi con le loro storie nostalgiche di guerra,
che palle i vecchi con i loro problemi da vecchi, che sono lenti, che
si pisciano sotto, che perdono i denti e si devono comprare un sacco di
medicine. Che palle i vecchi che non vogliono saperne di morire e di lasciare
libero l'appartamento, che di andaresene in ospizio neanche a parlarne...
Com'e' duro il lungometraggio d'esordio di Gaglianone, come entra sottopelle,
come penetra le viscere e urla sommesso. Com'e' difficile distogliere
il cervello dalla riflessione guardando questi vecchi qui, che un tempo
furono giovani, e partigiani, e adesso suggono minestrina accompagnati
da infermiere distratte. Tutto il dolore del mondo, di esser vecchi e
al tempo stesso provare gli ardori di gioventu', come ritrovare il vecchio
fascista e decidere di fargli saltare la testa, che certi crimini non
si perdonano dall'oggi al domani, anzi ci perdoni lei signor Violante
Luciano, che sara' vecchio con la pensione d'oro blindata e in montagna
non c'e' mai salito se non per fare delle escursioni e ammirare il paesaggio.
E ci perdonino anche i nuovi padroni dell'Italia post millennio e post
fascista, che qualcuno gli rovina sempre la festa, e qualcuno ricorda,
e Gaglianone gira, in un tripudio di formati rigidamente black & white,
passando dalla pellicola al digitale, che forse a Cannes avrebbe dovuto
vincere lui, sperimentale, documentario, incazzato e sublime, mentre Moretti,
chissa', forse diventa un po' vecchio dentro e propone il suo cinema borghese
soddisfatto (anche i ricchi piangono). Nessuna polemica, e chi la vuole
rovinare la festa al cinema italiano, di figli e nipoti d'arte, pieno
di presuntuosi e pretestuosi. Finalmente la palma d'oro torna in Italia,
titolavano i giornali (figuriamoci), mentre i vecchi negli ospizi, soli,
muoiono, la pensione sempre minima, se c'e'.
Dario Morgante
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