OLD BOY

Regia: Park Chan-wook
Sceneggiatura: Hwang Jo-yoon, Im Joon-hyung, Park Chan-wook
Cast: Choi Min-shik, Yu Ji-tae, Kang Hye-jung
Fotografia: Jung Jung-hoon
Montaggio: Kim Sang-bum
Musica: Cho Young-wook
Costumi: Cho Sang-kyung
Origine: Corea del Sud, 2003
Durata: 119'

Nel 1988 Dae-soo viene rapito e imprigionato. Non si tratta di una prigione qualsiasi. E'stato rinchiuso in un appartamento dove ha cibo, acqua e tv. Dal tg scopre che la moglie è stata uccisa e che la polizia lo sospetta dell'omicidio. Dae-soo si abitua a poco a poco alle condizioni di vita e medita la fuga. Un giorno si addormenta e quando si sveglia si ritrova all'aria aperta e si rende conto di essere stato liberato. Sono passati 15 anni! Inutile dire che Dae-soo farà della vendetta la sua unica ragione di vita.
Park Chan-Wook ha adattato l'omonimo manga giapponese ideato da Tsuchiya Garon e disegnato da Minegishi Nobuaki trasfernedo l'azione ai colori, alle ambientazioni e ai principi squisitamente coreani (non ci si confonda, giapponese e coreano sono due mondi ad anni luce di distanza!). In realtà "Old boy" va a chiudere la trilogia sulla vendetta di Park Chan-Wook iniziata con "JSA: Joint Security Area" (2000) e proseguita con "Sympathy for Mr Vengeance" (2002).
La prigionia forzata ed inspiegabile farebbe andare fuori di testa anche il più atarassicoed irreprensibile monaco buddista, figuriamoci un uomo (in apparenza) qualunque come Dae-soo. Eppure durante questi 15 anni la sete di vendetta e ancora di più forse la sete di sapere lo hanno tenuto in vita. Il desiderio di conoscere chi ha organizzato la rovina della sua esistenza e le motivazioni di questo indicibile odio nei suoi confronti è stato più forte anche del cedimento fisico e psicologico. Dae-soo non può avere pace finché non scopre la verità e per questo anche se libero dalla prigionia fisica si ritrova ancora imprigionato in un labirinto psico-emozionale da cui non riesce ad uscire.
In effetti tutto ha un che di fumettistico: al vertice di questa piramide di intrighi e di misteri muovendo i fili dell'azione dall'alto del suo attico ultramoderno e decidendo le sorti di un uomo qualsiasi apparentemente senza motivo c'è Lee, un giovane ricco sfondato che potremmo davvero trovare disegnato in un fumetto della Marvel. Lee nasconde un terribile segreto ma è animato dalla sete di vendetta nella stessa misura di Dae-soo. Lee e Dae-soo sono collegati indissolubilmente da un passato dimenticato ma incancellabile. A poco a poco il bandolo della matassa si dipana disvelando una disperazione atavica che intreccia incesto, frustrazione ed ipnosi tra scontri sanguinosi, personaggi inquietanti e tuffi nel passato. La sofferenza è l'unico denominatore comune su cui si fonda la vita. E sofferenza porta altra sofferenza. Non si scappa. Sofferenza del corpo ma soprattutto dello spirito. La memoria diventa fonte di ordine e verità. Il senso di colpa la password per la sopravvivenza.
Vendetta contro vendetta. La legge dell'onore non permette la salvezza.La vendetta di Lee riflette tutto il senso dell'onore tipico della vita coreana. E allo stesso modo la vendetta di Dae-soo, la cui punizione sembrerebbe sproporzionata rispetto al "crimine" commesso, concretizza la dimensione coreana della morte che non avviene per crudeltà ma in nome del rispetto di sé e della propria anima.
Un film immenso, possente, stratosferico. Con uno stile che va oltre il feticismo. Non solo violento ma vitale, passionale ed appassionato. "Old boy" ha vinto il Gran Premio della Giuria a Cannes 2004 e per una volta Quentin Tarantino credo abbia fatto la scelta giusta! Da non perdere.

Marco Catola